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Patto Educativo

 

PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITA’

 

 

 

 

Contestualmente all'iscrizione di ogni alunno è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti del  “Patto Educativo di Corresponsabilità”, finalizzato a definire diritti e doveri nel rapporto scuola, alunni e famiglie.

 

DIRITTI E DOVERI DEI DOCENTI

 

Il docente ha il dovere di:

  • essere presente a scuola, se in servizio alla prima ora, almeno cinque minuti prima dell'inizio delle lezioni per accogliere gli allievi;
  • garantire in primo luogo in ogni circostanza la vigilanza degli alunni, anche con l'apporto dei collaboratori scolastici;
  • esplicitare i propri metodi di insegnamento, gli strumenti di verifica e i criteri di valutazione;
  • operare in coerenza con la programmazione propria e del Consiglio di Classe;
  • rispettare i ritmi di apprendimento degli alunni;
  • assicurarsi che gli alunni non abbiano un carico di lavoro quotidiano eccessivo;
  • colloquiare con gli alunni in modo pacato e teso al convincimento, richiamandoli in ogni caso ai rispettivi doveri e alle norme di comportamento;
  • correggere e consegnare le verifiche agli alunni nel più breve tempo possibile e comunicare ai genitori e agli studenti i risultati delle verifiche;
  • consegnare in visione ai genitori le prove di verifica scritte, salvo eventuali decisioni assunte in applicazione del Regolamento d’Istituto;
  • attivarsi affinché ai genitori degli alunni  assenti pervengano le comunicazioni ufficiali della Scuola;
  • non utilizzare il telefono cellulare durante le ore di lezione.

 

Il docente ha diritto:

  • al rispetto della sua persona, del suo ruolo e del suo operato da parte di alunni e genitori;
  • alla collaborazione e al supporto dei genitori nella sua opera educativa;
  • alla cooperazione dei colleghi nella gestione della classe;
  • alla cooperazione del personale direttivo, amministrativo ed ausiliario nei compiti di supporto all'insegnamento.

 

DIRITTI E DOVERI DEGLI ALUNNI

 

L'alunno ha il dovere di:

  • essere puntuale;
  • comportarsi correttamente con compagni ed insegnanti;
  • presentarsi pulito e ordinato con un abbigliamento appropriato;
  • rispettare gli edifici scolastici, avere cura dell'arredo, del materiale scolastico e delle cose che appartengono alla comunità;
  • eseguire il lavoro scolastico assegnato per casa;
  • partecipare attivamente alle varie attività;
  • essere puntuale e ordinato negli atti di corrispondenza scuola/famiglia e viceversa, servendosi dell'apposito libretto;
  • riconsegnare all’ora utile successiva le verifiche firmate per presa visione dei genitori;
  • portare a scuola il materiale ed i libri indicati dagli insegnanti;
  • in caso di assenza, informarsi sui compiti assegnati;
  • non fumare, bere caffè o alcolici, masticare chewing-gum, portare giornali a scuola e oggetti di qualsiasi tipo, che non siano attinenti alle attività didattiche;
  • non sostare nelle aule, se non con la presenza di un docente o di un collaboratore scolastico;
  • evitare giochi pericolosi che possono arrecare danni a persone o cose;
  • non usare il telefono cellulare o altri dispositivi elettronici durante lo svolgimento delle attività didattiche, se non previa autorizzazione dei Docenti.

 

L'alunno ha diritto di:

  • conoscere gli obiettivi didattici ed educativi del suo curricolo;
  • conoscere il percorso per raggiungerli;
  • conoscere le fasi del suo curricolo;
  • effettuare di norma una sola verifica scritta al giorno;
  • essere ripreso in modo educativo;
  • avere una distribuzione equilibrata nell'arco della settimana del materiale didattico da portare a scuola e dei compiti;
  • essere rispettato da tutte le persone che convivono nell'Istituto;
  • essere trattato con equità e obiettività;
  • essere ascoltato;
  • avere colloqui personali con i Docenti o con il Dirigente Scolastico.

 

 

DIRITTI E DOVERI DEI GENITORI

 

Il genitore ha il dovere di:

  • esprimere pareri e proposte nelle dovute sedi: organi collegiali, assemblee, etc.;
  • controllare lo svolgimento degli impegni scolastici;
  • prendersi cura del figlio, seguendone passo per passo la crescita, non delegando la Scuola, ma collaborando con essa;
  • assicurare che le comunicazioni fornite dalla Scuola siano a conoscenza di entrambi i genitori;
  • presentarsi a Scuola nel caso di convocazione individuale, concordando eventualmente tempi e modalità;
  • conoscere l'offerta di educazione formativa della Scuola;
  • giustificare tempestivamente le assenze sul libretto personale;
  • controllare  con  regolarità  il  libretto  personale  e  il  diario  e,  in  caso  di  dubbio,  chiedere chiarimenti;
  • partecipare alle assemblee e ai colloqui programmati;
  • informarsi periodicamente presso i docenti sull'andamento scolastico dei figli.

 

Il genitore ha diritto di:

  • conoscere l'offerta formativa della Scuola;
  • scegliere fra le istituzioni che erogano il servizio scolastico dello stesso tipo;
  • essere informato circa il percorso educativo e didattico del figlio e chiedere spiegazioni;
  • cambiare la scelta di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento della Religione Cattolica entro il gennaio di ogni anno scolastico.

 

DIRITTI E DOVERI DEL PERSONALE AMMINISTRATIVO E AUSILIARIO

 

Doveri

Ufficio di segreteria

  • il rilascio di certificati è effettuato nel normale orario di apertura della segreteria al pubblico, entro tre giorni lavorativi per quelli di iscrizione e frequenza ed entro cinque giorni per quelli con i giudizi;
  • gli attestati e i documenti sostitutivi del diploma sono consegnati a vista almeno a partire dal terzo giorno lavorativo successivo alla pubblicazione dei risultati finali;
  • è previsto un orario di apertura al pubblico di mattina e in alcuni pomeriggi funzionale alle
  • esigenze degli utenti e del territorio e compatibile con le esigenze organizzative della Scuola.

 

Collaboratori scolastici:

  • accogliere gli alunni, i genitori ed il pubblico e fornire loro le necessarie informazioni;
  • vigilare sul movimento degli alunni, del pubblico e degli estranei, segnalando al Direttore dei Servizi o al Dirigente Scolastico situazioni particolari;
  • adempiere ai compiti assegnati a ciascuno all'inizio di ogni anno scolastico.

 

Diritti

 

Il personale amministrativo e ausiliario ha diritto:

 

  • al rispetto del suo ruolo e del suo operato da parte di alunni, genitori e docenti;
  • alla collaborazione educativa dei vari operatori scolastici;
  • alla cooperazione dei colleghi.

Studenti con Handicap

 

 

LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITA’

 

Indice

 

Premessa

I PARTE:IL NUOVO SCENARIO.IL CONTESTO COME RISORSA

1. I principi costituzionali e la legislazione italiana in materia di alunni con disabilità

1.1 Art. 3 ed Art. 34 Costituzione

1.2 Legge 118/71 e Legge 517/77

1.3 Legge 104/92

1.4 DPR 24 febbraio 1994

2. Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità

3. La Classificazione Internazionale del Funzionamento dell’OMS

II PARTE:L’ORGANIZZAZIONE

1. Il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali

2. Rapporti interistituzionali

III PARTE:LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA

1. Il ruolo del dirigente scolastico

1.1 Leadership educativa e cultura dell’integrazione

1.2 Programmazione

1.3 Flessibilità

1.4 Il progetto di vita

1.5 La costituzione di reti di scuole

2. La corresponsabilità educativa e formativa dei docenti

2.1 Il clima della classe

2.2 Le strategia didattiche e gli strumenti

2.3 L’apprendimento-insegnamento

2.4 La valutazione

2.5 Il docente assegnato alle attività di sostegno

3. Il personale ATA e l’assistenza di base

4. La collaborazione con le famiglie

Premessa

Le presenti Linee Guida raccolgono una serie di direttive che hanno lo scopo, nel rispetto dell’autonomia scolastica e della legislazione vigente, di migliorare il processo di integrazione degli alunni con disabilità. Elaborate sulla base di un confronto fra dirigenti ed esperti del MIUR nonché con la partecipazione delle Associazioni delle persone con disabilità, esse mirano a rilanciare il tema in questione, punto fermo della tradizione pedagogica della scuola italiana, e che tale deve essere anche in momenti di passaggio e trasformazione del sistema di istruzione e formazione nazionale. Individuano inoltre una serie di criticità emerse in questi ultimi anni nella pratica quotidiana del fare scuola e propongono possibili soluzioni per orientare l’azione degli Uffici Scolastici Regionali, dei Dirigenti Scolastici e degli Organi collegiali, nell’ambito delle proprie competenze. L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità è un processo irreversibile, e proprio per questo non può adagiarsi su pratiche disimpegnate che svuotano il senso pedagogico, culturale e sociale dell’integrazione trasformandola da un processo di crescita per gli alunni con disabilità e per i loro compagni a una procedura solamente attenta alla correttezza formale degli adempimenti burocratici. Dietro alla “coraggiosa” scelta della scuola italiana di aprire le classi normali affinché diventassero effettivamente e per tutti “comuni”, c’è una concezione alta tanto dell’istruzione quanto della persona umana, che trova nell’educazione il momento prioritario del proprio sviluppo e della propria maturazione. Crescere è tuttavia un avvenimento individuale che affonda le sue radici nei rapporti con gli altri e non si può parlare di sviluppo del potenziale umano o di centralità della persona considerandola avulsa da un sistema di relazioni la cui qualità e la cui ricchezza è il patrimonio fondamentale della crescita di ognuno. La scuola è una comunità educante, che accoglie ogni alunno nello sforzo quotidiano di costruire condizioni relazionali e situazioni pedagogiche tali da consentirne il massimo sviluppo. Una scuola non solo per sapere dunque ma anche per crescere, attraverso l’acquisizione di conoscenze, competenze, abilità, autonomia, nei margini delle capacità individuali, mediante interventi specifici da attuare sullo sfondo costante e imprescindibile dell’istruzione e della socializzazione. In questo senso si configura la norma costituzionale del diritto allo studio, interpretata alla luce della legge 59/1997 e del DPR 275/1999, da intendersi quindi come tutela soggettiva affinché le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia funzionale e flessibilità organizzativa, predispongano le condizioni e realizzino le attività utili al raggiungimento del successo formativo di tutti gli alunni. La prima parte delle Linee Guida consta in una panoramica sui principi generali, individuabili tanto nell’ordinamento italiano quanto in quello internazionale, concernenti l’integrazione scolastica. Ciò non per ripetere conoscenze già note a chi lavora nel mondo della scuola, ma per ricapitolare un percorso davvero eccezionale di legislazione scolastica, proprio quando la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano con la Legge 18/2009, impegna tutti gli Stati firmatari a prevedere forme di integrazione scolastica nelle classi comuni, che è, appunto, la specificità italiana. La prima parte presenta inoltre l’orientamento attuale nella concezione di disabilità, concezione raccolta in particolare dalla detta Convenzione. Si è andato infatti affermando il “modello sociale della disabilità”, secondo cui la disabilità è dovuta dall’interazione fra il deficit di funzionamento della persona e il contesto sociale. 4 Quest’ultimo assume dunque, in questa prospettiva, carattere determinante per definire il grado della Qualità della Vita delle persone con disabilità. In linea con questi principi si trova l’ICF, l’International Classification of Functioning, che si propone come un modello di classificazione bio-psico-sociale decisamente attento all’interazione fra la capacità di funzionamento di una persona e il contesto sociale, culturale e personale in cui essa vive. La seconda parte entra nelle pratiche scolastiche, individuando problematiche e proposte di intervento concernenti vari aspetti e soggetti istituzionali coinvolti nel processo di integrazione. In particolare, si riconosce la responsabilità educativa di tutto il personale della scuola e si ribadisce la necessità della corretta e puntuale progettazione individualizzata per l’alunno con disabilità, in accordo con gli Enti Locali, l’ASL e le famiglie. 5

I PARTE

IL NUOVO SCENARIO.IL CONTESTO COME RISORSA

1. I principi costituzionali e la legislazione italiana in materia di alunni con disabilità

1.1. Art. 3 ed Art. 34 Costituzione

Il diritto allo studio è un principio garantito costituzionalmente. L’art. 34 Cost. dispone infatti che la scuola sia aperta a tutti. In tal senso il Costituente ha voluto coniugare il diritto allo studio con il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost. L’articolo in questione, al primo comma, recita: «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Tale principio di eguaglianza, detto formale, non è però sembrato sufficiente al Costituente che ha voluto invece chiamare in causa la “pari dignità sociale”, integrando così l’esigenza dell’uguaglianza “formale”, avente a contenuto la parità di trattamento davanti alla legge, con l’uguaglianza “sostanziale”, che conferisce a ciascuno il diritto al rispetto inerente alla qualità e alla dignità di uomo o di donna, in altri termini di “persona” che può assumere la pretesa di essere messo nelle condizioni idonee ad esplicare le proprie attitudini personali, quali esse siano. Il secondo comma del citato art. 3 recita: «E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese». Il Costituente, insomma, ha riconosciuto che non è sufficiente stabilire il principio dell’eguaglianza giuridica dei cittadini, quando esistono ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la loro eguaglianza impedendo che essa sia effettiva, ed ha pertanto, coerentemente, assegnato alla Repubblica il compito di rimuovere siffatti ostacoli, affinché tutti i cittadini siano posti sullo stesso punto di partenza, abbiano le medesime opportunità, possano godere, tutti alla pari, dei medesimi diritti loro formalmente riconosciuti dalla Costituzione. I principi costituzionali indicati garantirono, in prima battuta, il diritto allo studio degli alunni con disabilità attraverso l’esperienza delle scuole speciali e delle classi differenziali. L’art. 38 Cost. specifica infatti che «gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale». Ben presto, comunque, emersero le implicazioni che scaturivano da tale interpretazione del diritto allo studio, soprattutto in termini di alienazione ed emarginazione sociale.

1.2 Legge 118/71 e Legge 517/77

La legge 118/71, art. 28, disponeva che l’istruzione dell’obbligo dovesse avvenire nelle classi normali della scuola pubblica. In questo senso, la legge in questione supera il modello dello scuole speciali, che tuttavia non aboliva, prescrivendo l’inserimento degli alunni con disabilità, comunque su iniziativa della famiglia, nelle classi comuni. Per favorire tale inserimento disponeva inoltre che agli alunni con disabilità venissero assicurati il trasporto, l’accesso agli edifici scolastici mediante il superamento delle barriere architettoniche, l’assistenza durante gli orari scolastici degli alunni più gravi. Ma fu presto evidente che l’inserimento costituiva solo una parziale applicazione del principio costituzionale di eguaglianza, che era esercitato dagli alunni in questione solo nel suo aspetto formale. L’inserimento non costituì la realizzazione dell’eguaglianza sostanziale che dovette invece essere costruita con ulteriori strumenti e iniziative della Repubblica, orientati a rimuovere gli ostacoli prodotti dal deficit e, in particolare, attraverso l’istituzione dell’insegnante specializzato per il sostegno e di piani educativi adeguati alla crescita e allo sviluppo dell’alunno con disabilità. E’ questo essenzialmente il contenuto della Legge 517/77, che a differenza della L. 118/71, limitata all’affermazione del principio dell’inserimento, stabilisce con chiarezza presupposti e condizioni, strumenti e finalità per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, da attuarsi mediante la presa in carico del progetto di integrazione da parte dell’intero Consiglio di Classe e attraverso l’introduzione dell’insegnante specializzato per le attività di sostegno. La Corte Costituzionale, a partire dalla Sentenza n. 215/87, ha costantemente dichiarato il diritto pieno e incondizionato di tutti gli alunni con disabilità, qualunque ne sia la minorazione o il grado di complessità della stessa, alla frequenza nelle scuole di ogni ordine e grado. Tale sentenza, oggetto della C M n. 262/88, può considerarsi la “magna Charta” dell’integrazione scolastica ed ha orientato tutta la successiva normativa primaria e secondaria.

1.3 Legge 104/92

Una notevole quantità di interventi legislativi di diverso grado è dunque seguita alla promulgazione della Legge 517/77, al fine di completare la normazione della materia in questione, tanto per il versante socio-sanitario quanto per quello più specificamente rivolto all’integrazione scolastica. La Legge del 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge Quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” raccoglie ed integra tali interventi legislativi divenendo il punto di riferimento normativo dell’integrazione scolastica e sociale delle persone con disabilità. La Legge in parola ribadisce ed amplia il principio dell’integrazione sociale e scolastica come momento fondamentale per la tutela della dignità umana della persona con disabilità, impegnando lo Stato a rimuovere le condizioni invalidanti che ne impediscono lo sviluppo, sia sul piano della partecipazione sociale sia su quello dei deficit sensoriali e psico-motori per i quali prevede interventi riabilitativi. Il diritto soggettivo al pieno sviluppo del potenziale umano della persona con disabilità non può dunque essere limitato da ostacoli o impedimenti che possono essere rimossi per iniziativa dello Stato (Legislatore, Pubblici poteri, Amministrazione). Questo principio, caratterizzante la Legge in questione, si applica anche all’integrazione scolastica, per la quale la Legge citata prevede una particolare attenzione, un atteggiamento di “cura educativa” nei confronti degli alunni con disabilità che si esplica in un percorso formativo individualizzato, al quale partecipano, nella condivisione e nell’individuazione di tale percorso, più soggetti istituzionali, scardinando l’impianto tradizionale della scuola ed inserendosi nel proficuo filone dell’individualizzazione e dell’attenzione all’apprendimento piuttosto che all’insegnamento.

Il Profilo Dinamico Funzionale e il Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.)

sono dunque per la Legge in questione i momenti concreti in cui si esercita il diritto all’istruzione e all’educazione dell’alunno con disabilità. Da ciò il rilievo che ha la realizzazione di tali documenti, attraverso il coinvolgimento dell’amministrazione 7 scolastica, degli organi pubblici che hanno le finalità della cura della persona e della gestione dei servizi sociali ed anche delle famiglie. Da ciò, inoltre, l’importante previsione della loro verifica in itinere, affinché risultino sempre adeguati ai bisogni effettivi dell’alunno. Sulla base del PEI, i professionisti delle singole agenzie, ASL, Enti Locali e le Istituzioni scolastiche formulano, ciascuna per proprio conto, i rispettivi progetti personalizzati:

  1. il progetto riabilitativo, a cura dell’ASL (L. n. 833/78 art 26);
  2. il progetto di socializzazione, a cura degli Enti Locali (L. n. 328/00 art 14);
  3. il Piano degli studi personalizzato, a cura della scuola (D.M.. 141/99, come modificato dall’art. 5, comma 2, del D.P.R. n. 81/09).

1.4 DPR 24 febbraio 1994

Il DPR 24 febbraio 1994 “Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alcuni portatori di handicap” individua i soggetti e le competenze degli Enti Locali, delle attuali Aziende Sanitarie Locali e delle istituzioni scolastiche nella definizione della Diagnosi Funzionale, del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato, documento conclusivo e operativo in cui “vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l’alunno in condizione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione”, come integrato e modificato dal DPCM n. 185/06. Successivamente, sia il Regolamento sull’Autonomia scolastica, D.P.R. n. 275/99, sia la Legge di riforma n. 53/03 fanno espresso riferimento all’integrazione scolastica. Inoltre, la L. n. 296/06, all’art 1 comma 605 lettera “b”, garantisce il rispetto delle “effettive esigenze” degli alunni con disabilità, sulla base di accordi interistituzionali.

2. Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità

Con la Legge n. 18 del 3 marzo 2009, il Parlamento italiano ha ratificato la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità. Tale ratifica vincola l’Italia, qualora l’ordinamento interno avesse livelli di tutela dei diritti delle persone con disabilità inferiori a quelli indicati dalla Convenzione medesima, a emanare norme ispirate ai principi ivi espressi. Non è comunque la prima volta che il tema della disabilità è oggetto di attenzione di documenti internazionali volti alla tutela dei diritti umani, sociali e civili degli individui. La Dichiarazione dei Diritti del Bambino dell’ONU, varata nel 1959, recita: “Il bambino che si trova in una situazione di minorazione fisica, mentale o sociale, ha diritto di ricevere il trattamento, l’educazione e le cure speciali di cui abbisogna per il suo stato o la sua condizione”. La Dichiarazione dei diritti della persona con ritardo mentale dell’ONU, pubblicata nel 1971, reca scritto: “Il subnormale mentale deve, nella maggiore misura possibile, beneficiare dei diritti fondamentali dell’uomo alla stregua degli altri esseri umani. Il subnormale mentale ha diritto alle cure mediche e alle terapie più appropriate al suo stato, nonché all’educazione, all’istruzione, alla formazione, alla riabilitazione, alla consulenza che lo aiuteranno a sviluppare al massimo le sue capacità e attitudini”. 8 La Conferenza Mondiale sui diritti umani dell’ONU, i cui esiti sono resi noti nel 1993, precisa che “tutti i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali e includono senza riserve le persone disabili”. Le Regole standard per il raggiungimento delle pari opportunità per i disabili, adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 20 dicembre 1993, ricordano come “l'ignoranza, la negligenza, la superstizione e la paura sono fattori sociali che attraverso tutta la storia della disabilità hanno isolato le persone con disabilità e ritardato la loro evoluzione”. Ciò che tuttavia caratterizza la Convenzione ONU in questione è di aver decisamente superato un approccio focalizzato solamente sul deficit della persona con disabilità, accogliendo il “modello sociale della disabilità” e introducendo i principi di non discriminazione, parità di opportunità, autonomia, indipendenza con l'obiettivo di conseguire la piena inclusione sociale, mediante il coinvolgimento delle stesse persone con disabilità e delle loro famiglie. Essa infatti recepisce una concezione della disabilità che, oltre a ribadire il principio della dignità delle persone con disabilità, individua nel contesto culturale e sociale un fattore determinante l’esperienza che il soggetto medesimo fa della propria condizione di salute. Il contesto è una risorsa potenziale che, qualora sia ricca di opportunità, consente di raggiungere livelli di realizzazione e autonomia delle persone con disabilità che, in condizioni contestuali meno favorite, sono invece difficilmente raggiungibili. La definizione di disabilità della Convenzione è basata sul modello sociale centrato sui diritti umani delle persone con disabilità, ed è la seguente: “la disabilità è il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri” (Preambolo, punto e). La centralità del contesto socio-culturale nella determinazione del livello di disabilità impone che le persone con disabilità non siano discriminate, intendendo “discriminazione fondata sulla disabilità (...) qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo. Essa include ogni forma di discriminazione, compreso il rifiuto di un accomodamento ragionevole (Art. 2). A questo scopo è necessario che il contesto (ambienti, procedure, strumenti educativi ed ausili) si adatti ai bisogni specifici delle persone con disabilità, attraverso ciò che la Convenzione in parola definisce “accomodamento ragionevole”: “Accomodamento ragionevole indica le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un carico sproporzionato o eccessivo, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali” (Art. 2). L'art 24, infine, dedicato all'educazione riconosce “il diritto all’istruzione delle persone con disabilità (...) senza discriminazioni e su base di pari opportunità” garantendo “un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita, finalizzati: (a) al pieno sviluppo del potenziale umano, del senso di dignità e dell’autostima ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della diversità umana; (b) allo sviluppo, da parte delle persone con disabilità, della propria personalità, dei talenti e della creatività, come pure delle proprie abilità fisiche e mentali, sino alle loro massime potenzialità; (c) a porre le persone con disabilità in condizione di partecipare effettivamente a una società libera”.

3. ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento. Dalla prospettiva sanitaria alla prospettiva bio-psico-sociale

Nel 2001, l’Assemblea Mondiale della Sanità dell’OMS ha approvato la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (International Classification of Functioning, Disability and Health – ICF), raccomandandone l’uso negli Stati parti. L’ICF recepisce pienamente il modello sociale della disabilità, considerando la persona non soltanto dal punto di vista “sanitario”, ma promuovendone un approccio globale, attento alle potenzialità complessive, alle varie risorse del soggetto, tenendo ben presente che il contesto, personale, naturale, sociale e culturale, incide decisamente nella possibilità che tali risorse hanno di esprimersi. Fondamentale, dunque, la capacità di tale classificatore di descrivere tanto le capacità possedute quanto le performance possibili intervenendo sui fattori contestuali. Nella prospettiva dell’ICF, la partecipazione alle attività sociali di una persona con disabilità è determinata dall’interazione della sua condizione di salute (a livello di strutture e di funzioni corporee) con le condizioni ambientali, culturali, sociali e personali (definite fattori contestuali) in cui essa vive. Il modello introdotto dall’ICF, bio-psico-sociale, prende dunque in considerazione i molteplici aspetti della persona, correlando la condizione di salute e il suo contesto, pervenendo così ad una definizione di “disabilità” come ad “una condizione di salute in un ambiente sfavorevole”.Nel modello citato assume valore prioritario il contesto, i cui molteplici elementi possono essere qualificati come “barriera”, qualora ostacolino l’attività e la partecipazione della persona, o “facilitatori”, nel caso in cui, invece, favoriscano tali attività e partecipazione. L’ICF sta penetrando nelle pratiche di diagnosi condotte dalle AA.SS.LL., che sulla base di esso elaborano la Diagnosi Funzionale. E’ dunque opportuno che il personale scolastico coinvolto nel processo di integrazione sia a conoscenza del modello in questione e che si diffonda sempre più un approccio culturale all’integrazione che tenga conto del nuovo orientamento volto a considerare la disabilità interconnessa ai fattori contestuali.

IIPARTE:L’ORGANIZZAZIONE

1. Il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali

Il decentramento avvenuto nell’ultimo decennio e la conseguente assunzione di responsabilità da parte degli organi decentrati - nell’ambito delle materie ad essi attribuite - fa assumere agli Uffici Scolastici Regionali un ruolo strategico ai fini della pianificazione/programmazione/”governo” delle risorse e delle azioni a favore dell’inclusione scolastica degli alunni disabili. L’azione di coordinamento ed indirizzo di loro competenza fa prevedere che:

 attivino ogni possibile iniziativa finalizzata alla stipula di Accordi di programma regionali per il coordinamento, l’ ottimizzazione e l’uso delle risorse, riconducendo le iniziative regionali ad un quadro unitario compatibile con i programmi nazionali d’istruzione e formazione e con quelli socio - sanitari;

 promuovano la costituzione di G.L.I.R. (Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale), al quale demandare la realizzazione dell’obiettivo sopra individuato. Fermo restando l’attuale ruolo istituzionale dei G.L.I.P., appare opportuno che quest’ultimi, nella prospettiva della costituzione dei citati G.L.I.R., vengano intesi come organismi attuativi, in sede provinciale, delle linee di indirizzo e coordinamento stabilite a livello regionale;

 organizzino attività di formazione per dirigenti scolastici e personale della scuola (ivi compreso il personale ATA) al fine di implementare e diffondere la cultura dell’inclusione e della “presa in carico” complessiva dell’alunno disabile da parte del sistema scuola;

 favoriscano la costituzione di reti territoriali per la realizzazione sia delle attività formative sia di ogni altra azione a favore dell’inclusione, al fine di renderla più rispondente alle realtà di contesto e alle esperienze di vita dei soggetti. La “rete” di scuole, inserita all’interno dei tavoli di concertazione/coordinamento territoriali, appare essere lo strumento operativo più funzionale per la realizzazione di interventi mirati, aderenti al contesto, compatibili con le opportunità e le risorse effettivamente disponibili. Le “reti” consentono l’incremento di azioni volte a favorire la piena valorizzazione delle persone, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi individualizzati interconnessi con la realtà sociale del territorio, nella prospettiva di creare

legami forti e senso di appartenenza;

potenzino il ruolo e il funzionamento dei Centri di Supporto Territoriale istituiti dal Progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità”, nonché quello dei Centri di Documentazione /Consulenza/Ascolto in quanto luoghi “dedicati” per realizzare e far circolare esperienze, disporre di consulenze esperte, costituire effettive comunità di pratiche.

2. Rapporti interistituzionali

Nella logica del decentramento e del compimento del processo attuativo del titolo V della Costituzione, il concetto di Governance è il paradigma di riferimento per i rapporti interistituzionali, in quanto inteso come la capacità delle istituzioni di coordinare e orientare l’azione dei diversi attori del sistema sociale e formativo valorizzando le attività di regolazione e orientamento.  Il termine Governance è sempre più utilizzato come categoria- guida nell'ambito delle politiche pubbliche, per sottolineare la prevalenza di logiche di tipo negoziale e relazionale, coordinative, piuttosto di quelle di vero e proprio Government basate esclusivamente sulla normazione e sulla programmazione. Si tratta, quindi, di stabilire azioni di raccordo fra gli enti territoriali (Regione, USR, province, comuni), i servizi (ASL, cooperative, comunità), le istituzioni scolastiche, per la ricognizione delle esigenze e lo sviluppo della relativa offerta sul territorio. Lo strumento operativo più adeguato a tal fine sembra essere quello rappresentato dai Tavoli di concertazione costituiti in ambiti territoriali che coincidano possibilmente con i Piani di Zona. Si delinea, in tal modo, un sistema di co-decisioni e “cooperazioni interistituzionali” che realizza un policentrismo decisionale declinato, di volta in volta, secondo l’oggetto della decisione da assumere in cooperazione o collaborazione, accordi o intese, coordinamento. Gli ambiti territoriali diventano il luogo privilegiato per realizzare il sistema integrato di interventi e servizi e lo snodo di tutte le azioni, tramite la costituzione di tavoli di concertazione/ coordinamento – all’interno dei quali c’è la “rete” di scuole- composti dai rappresentanti designati da ciascun soggetto ((istituzionale o meno) che concorre all’attuazione del progetto di vita costruito per ciascun alunno disabile. E’, infatti, proprio nella definizione del progetto di vita che si realizza l’effettiva integrazione delle risorse, delle competenze e delle esperienze funzionali all’inclusione scolastica e sociale.

I prioritari ambiti di intervento sono riconducibili a:

1. formazione (poli specializzati sulle diverse tematiche connesse a specifiche disabilità /banche dati/anagrafe professionale/consulenze esperte);

2. distribuzione/allocazione/dotazione risorse professionali (insegnanti specializzati, assistenti ad personam, operatori, educatori, ecc.);

3. distribuzione/ottimizzazione delle risorse economiche e strumentali (fondi finalizzati all’integrazione scolastica, sussidi e attrezzature, tecnologie, ecc.);

4. adozione di iniziative per l’accompagnamento dell’alunno alla vita adulta mediante esperienze di alternanza scuola-lavoro, stage, collaborazione con le aziende del territorio.

III PARTE

LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA

Con l’autonomia funzionale di cui alla Legge 59/1997, le istituzioni scolastiche hanno acquisito la personalità giuridica e dunque è stato loro attribuito, nei limiti stabiliti dalla norma, il potere discrezionale tipico delle Pubbliche Amministrazioni. Ne consegue che la discrezionalità in parola, relativa alle componenti scolastiche limitatamente alle competenze loro attribuite dalle norme vigenti, ed in particolare nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica, dovrà essere esercitata tenendo debitamente conto dei principi inerenti le previsioni di legge concernenti gli alunni con disabilità. La citata discrezionalità dovrà altresì tenere conto del principio di logicità-congruità, il cui giudizio andrà effettuato in considerazione dell’interesse primario da conseguire, ma naturalmente anche degli interessi secondari e delle situazioni di fatto. Si ribadisce, inoltre, che le pratiche scolastiche in attuazione dell’integrazione degli alunni con disabilità, pur nella considerazione dei citati interessi secondari e delle citate situazioni di fatto, nel caso in cui non si conformassero immotivatamente all’interesse primario del diritto allo studio degli alunni in questione, potrebbero essere considerati atti caratterizzati da disparità di trattamento. Tale violazione è inquadrabile in primo luogo nella mancata partecipazione di tutte le componenti scolastiche al processo di integrazione, il cui obiettivo fondamentale è lo sviluppo delle competenze dell’alunno negli apprendimenti, nella comunicazione e nella relazione, nonché nella socializzazione, obiettivi raggiungibili attraverso la collaborazione e il coordinamento di tutte le componenti in questione nonché dalla presenza di una pianificazione puntuale e logica degli interventi educativi, formativi, riabilitativi come previsto dal P.E.I. In assenza di tale collaborazione e coordinamento, mancanza che si esplica in ordine ad atti determinati da una concezione distorta dell’integrazione, verrebbe a mancare il menzionato corretto esercizio della discrezionalità.

1. Il ruolo del dirigente scolastico

Le seguenti indicazioni non intendono ripetere gli adempimenti previsti per il Dirigente scolastico nel processo di integrazione, tra l'altro già presenti in molti documenti che definiscono Accordi di programma o in Linee Guida per l'integrazione degli alunni con disabilità realizzate da Uffici Scolastici Regionali o Provinciali. Si intende invece dare delle direttive generali sulla base delle quali assicurare, pur in presenza di situazioni territoriali diverse e complesse, l’effettività del diritto allo studio degli alunni con disabilità, mediante risposte adeguate ai loro bisogni educativi speciali.

1.1. Leadership educativa e cultura dell’integrazione

Il Dirigente scolastico è il garante dell’offerta formativa che viene progettata ed attuata dall’istituzione scolastica: ciò riguarda la globalità dei soggetti e, dunque, anche gli alunni con disabilità.

Il Piano dell’Offerta Formativa (POF) è inclusivo quando prevede nella quotidianità delle azioni da compiere, degli interventi da adottare e dei progetti da realizzare la possibilità di dare risposte precise ad esigenze educative individuali; in tal senso, la presenza di alunni disabili non è un incidente di percorso, un‘emergenza da presidiare, ma un evento che richiede una riorganizzazione del sistema già individuata in via previsionale e che rappresenta un’occasione di crescita per tutti. L’integrazione/inclusione scolastica è, dunque, un valore fondativo, un assunto culturale che richiede una vigorosa leadership gestionale e relazionale da parte del Dirigente Scolastico, figura-chiave per la costruzione di tale sistema. La leadership dirigenziale si concretizza anche mediante la promozione e la cura di una serie di iniziative da attuarsi di concerto con le varie componenti scolastiche atte a dimostrare l’effettivo impegno del Dirigente e dell'istituzione scolastica in tali tematiche (come per esempio corsi di formazione, programmi di miglioramento del servizio scolastico per gli alunni con disabilità, progetti, iniziative per il coinvolgimento dei genitori e del territorio, costituzioni di reti di scuole per obiettivi concernenti l’inclusione, partecipazione agli incontri di GLHO, istituzione del GLH di Istituto, favorire la continuità educativo-didattica, programmi di miglioramento del servizio scolastico per gli alunni con disabilità, partecipazione alla stipula di Accordi di programma a livello dei piani di zona, di cui all’art 19 L.n. 328/00, direttamente o tramite reti di scuole, ecc.). L'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche ha ridotto il peso delle indicazioni normative ed istituzionali, favorendo una maggiore discrezionalità nell'elaborazione della progettazione educativa rivolta al successo formativo di tutti gli alunni. Tale dimensione richiede però un buon livello organizzativo, inteso come definizione di una serie di “punti fermi”, definiti sulla base di principi garantiti per legge, entro i quali sviluppare la progettualità aperta della scuola autonoma. Il contributo del Collegio dei docenti e del Consiglio di istituto deve assicurare l'elaborazione del Piano dell'Offerta Formativa che descrive, fra l'altro, le decisioni assunte in ordine all'integrazione scolastica. Il Dirigente ha il compito di rendere operative tali indicazioni, che ha condiviso con gli Organi collegiali, con proprie azioni, finalizzate all'attuazione del Piano in questione. Resta fermo il ruolo del Dirigente come stimolo, promotore di iniziative e di attività educative, anche alla luce della responsabilità dirigenziale in ordine ai risultati del servizio di istruzione. Per la realizzazione operativa delle attività concernenti l'integrazione scolastica, il Dirigente Scolastico può individuare una figura professionale di riferimento (figura strumentale), per le iniziative di organizzazione e di cura della documentazione, delle quali tale figura è responsabile e garante.

In via generale, dunque, al Dirigente scolastico è richiesto di:

  1. promuovere e incentivare attività diffuse di aggiornamento e di formazione del personale operante a scuola (docenti, collaboratori, assistenti) anche tramite corsi di aggiornamento congiunti di cui all’art 14 comma 7 L.n. 104/92, al fine di sensibilizzare, informare e garantire a tutte le componenti il conseguimento di competenze e indispensabili “strumenti” operativo-concettuali (per intervenire sul contesto e modificarlo);
  2. valorizzare progetti che attivino strategie orientate a potenziare il processo di inclusione;
  3. guidare e coordinare le azioni/iniziative/attività connesse con le procedure previste dalle norme di riferimento: presidenza del GLH d’istituto, formazione delle classi, utilizzazione degli insegnanti per le attività di sostegno;
  4. indirizzare l’operato dei singoli Consigli di classe/interclasse affinché promuovano e sviluppino le occasioni di apprendimento, favoriscano la partecipazione alle attività scolastiche, collaborino alla stesura del P.E.I.; 14
  5. coinvolgere attivamente le famiglie e garantire la loro partecipazione durante l’elaborazione del PEI;
  6. curare il raccordo con le diverse realtà territoriali (EE.LL., enti di formazione, cooperative, scuole, servizi socio-sanitari, ecc.);
  7. attivare specifiche azioni di orientamento per assicurare continuità nella presa in carico del soggetto da parte della scuola successiva o del percorso post-scolastico prescelto;
  8. intraprendere le iniziative necessarie per individuare e rimuovere eventuali barriere architettoniche e/o senso-percettive.

1.2 La programmazione

Al fine dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità è indispensabile ricordare che l’obiettivo fondamentale della Legge 104/92, art. 12, c. 3, è lo sviluppo degli apprendimenti mediante la comunicazione, la socializzazione e la relazione interpersonale. A questo riguardo, infatti, la Legge in questione recita: “L’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione”; il c. 4 stabilisce inoltre che “l'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap”. La progettazione educativa per gli alunni con disabilità deve, dunque, essere costruita tenendo ben presente questa priorità. Qualora, per specifiche condizioni di salute dell’alunno (di cui deve essere edotto il Dirigente Scolastico) o per particolari situazioni di contesto, non fosse realmente possibile la frequenza scolastica per tutto l’orario, è necessario che sia programmato un intervento educativo e didattico rispettoso delle peculiari esigenze dell’alunno e, contemporaneamente, finalizzato al miglioramento delle abilità sociali, al loro potenziamento e allo sviluppo degli apprendimenti anche nei periodi in cui non è prevista la presenza in classe. Sulla base di tale assunto, è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico. E' vero, comunque, che talvolta si tende a considerare esaurito il ruolo formativo della scuola nella socializzazione. Una considerazione corretta di questo concetto, tuttavia, porta ad interpretare la socializzazione come uno strumento di crescita da integrare attraverso il miglioramento degli apprendimenti con buone pratiche didattiche individualizzate e di gruppo. Riemerge qui la centralità della progettazione educativa individualizzata che sulla base del caso concreto e delle sue esigenze dovrà individuare interventi equilibrati fra apprendimento e socializzazione, preferendo in linea di principio che l'apprendimento avvenga nell'ambito della classe e nel contesto del programma in essa attuato. Una progettazione educativa che scaturisca dal principio del diritto allo studio e allo sviluppo, nella logica anche della costruzione di un progetto di vita che consente all'alunno di “avere un futuro”, non può che definirsi all'interno dei Gruppi di lavoro deputati a tale fine per legge. L'istituzione di tali Gruppi in ogni istituzione scolastica è obbligatoria, non dipendendo dalla discrezionalità dell'autonomia funzionale. Per tale motivo il Dirigente Scolastico ha l'onere di intraprendere ogni iniziativa necessaria affinché i Gruppi in questione vengano istituiti, individuando anche orari compatibili per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi. Si è integrati/inclusi in un contesto, infatti, quando si effettuano esperienze e si attivano apprendimenti insieme agli altri, quando si condividono obiettivi e strategie di lavoro e non quando si vive, si lavora, si siede gli uni accanto agli altri. E tale integrazione, nella misura in cui sia sostanziale e non formale, non può essere lasciata al caso, o all'iniziativa degli insegnanti per le attività di sostegno, che operano come organi separati dal contesto complessivo della classe e della comunità educante. È necessario invece procedere secondo disposizioni che coinvolgano tutto il personale docente, curricolare e per le attività di sostegno, così come indicato nella nota ministeriale prot. n. 4798 del 25 luglio 2005, di cui si ribadisce la necessità di concreta e piena attuazione. Per non disattendere mai gli obiettivi dell’apprendimento e della condivisione, è indispensabile che la programmazione delle attività sia realizzata da tutti i docenti curricolari, i quali, insieme all’insegnante per le attività di sostegno e definiscono gli obiettivi di apprendimento per gli alunni con disabilità in correlazione con quelli previsti per l’intera classe. Date le finalità della programmazione comune fra docenti curricolari e per le attività di sostegno per la definizione del Piano educativo dell'alunno con disabilità, finalità che vedono nella programmazione comune una garanzia di tutela del diritto allo studio, è opportuno ricordare che la cooperazione e la corresponsabilità del team docenti sono essenziali per le finalità previste dalla legge. A tal riguardo, è compito del Dirigente Scolastico e degli Organi collegiali competenti attivare, nell'ambito della programmazione integrata, le necessarie iniziative per rendere effettiva la cooperazione e la corresponsabilità di cui sopra, attraverso il loro inserimento nel P.O.F. La documentazione relativa alla programmazione in parola deve essere resa disponibile alle famiglie, al fine di consentire loro la conoscenza del percorso educativo concordato e formativo pianificato. A questo riguardo è importante sottolineare l'importanza, in particolare nel momento del passaggio fra un grado e l’altro d’istruzione, del fascicolo individuale dell'alunno con disabilità, che dovrà essere previsto a partire dalla Scuola dell’Infanzia e comunque all’inizio del percorso di scolarizzazione, al fine di documentare il percorso formativo compiuto nell'iter scolastico. Si precisa infine che dal punto di vista concettuale e metodologico è opportuno distinguere fra la programmazione personalizzata che caratterizza il percorso dell’alunno con disabilità nella scuola dell’obbligo e la programmazione differenziata che, nel II ciclo di istruzione, può condurre l’alunno al conseguimento dell’attestato di frequenza.

1.3 La flessibilità

La flessibilità organizzativa e didattica prevista dall'autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche consente di articolare l'attività di insegnamento secondo le più idonee modalità per il raggiungimento del successo formativo di tutti gli alunni, finalità ultima dell'intero servizio nazionale di istruzione, fermo restando il rispetto dei principi inerenti la normativa di legge. Così, per esempio, l'insegnante per le attività di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzioni se non quelle strettamente connesse al progetto d'integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto. Le opportunità offerte dalla flessibilità organizzativa per il raggiungimento del diritto allo studio degli alunni con disabilità sono molteplici. Relativamente al passaggio dal primo al secondo ciclo di istruzione o nei passaggi intermedi, è opportuno che i Dirigenti Scolastici coinvolti prevedano forme di consultazione obbligatorie fra gli insegnanti della classe frequentata dall’alunno con disabilità e le figure di riferimento per l'integrazione delle scuole coinvolte, al fine di consentire continuità operativa e la migliore applicazione delle esperienze già maturate nella relazione educativo-didattica e nelle prassi di integrazione con l'alunno con disabilità. I Dirigenti scolastici impegnati nel passaggio in questione possono inoltre avviare progetti sperimentali che, sulla base di accordi fra le istituzioni scolastiche e nel rispetto della normativa vigente anche contrattuale, consentano che il docente del grado scolastico già frequentato partecipi alle fasi di accoglienza e di inserimento nel grado successivo. Particolare importanza ha in tale ambito la consegna della documentazione riguardante l'alunno con disabilità al personale del ciclo o grado successivo. Tale documentazione dovrà essere completa e sufficientemente articolata per consentire all'istituzione scolastica che prende in carico l'alunno di progettare adeguatamente i propri interventi. Talvolta, semplicemente la carenza documentale può rallentare il raggiungimento del successo formativo richiesto dalle disposizioni legislative. È inoltre opportuno valutare attentamente se il principio tutelato costituzionalmente del diritto allo studio e interpretato dalla Legge 59/97 come diritto al successo formativo per tutti gli alunni, possa realizzarsi, fermo restando le deroghe previste dalla normativa vigente, attraverso la permanenza nel sistema di istruzione e formazione fino all'età adulta (21 anni) o attraverso rallentamenti eccessivi in determinati gradi scolastici. Il sistema di istruzione, infatti, risponde ai bisogni educativi e formativi dei giovani cittadini, rendendosi alla fine necessario, anche attraverso la piena attuazione di norme che garantiscono il diritto al lavoro delle persone con disabilità, il passaggio della presa in carico ad altri soggetti pubblici. A questo scopo, per quanto di competenza del sistema nazionale di istruzione è fondamentale l'organizzazione puntuale del passaggio al mondo del lavoro e dell'attuazione del progetto di vita.

1.4 Il progetto di vita

Il progetto di vita, parte integrante del P.E.I., riguarda la crescita personale e sociale dell'alunno con disabilità ed ha quale fine principale la realizzazione in prospettiva dell'innalzamento della qualità della vita dell'alunno con disabilità, anche attraverso la predisposizione di percorsi volti sia a sviluppare il senso di autoefficacia e sentimenti di autostima, sia a predisporre il conseguimento delle competenze necessarie a vivere in contesti di esperienza comuni. Il progetto di vita, anche per il fatto che include un intervento che va oltre il periodo scolastico, aprendo l'orizzonte di “un futuro possibile”, deve essere condiviso dalla famiglia e dagli altri soggetti coinvolti nel processo di integrazione. Risulta inoltre necessario predisporre piani educativi che prefigurino, anche attraverso l'orientamento, le possibili scelte che l'alunno intraprenderà dopo aver concluso il percorso di formazione scolastica. Il momento “in uscita”, formalizzato “a monte” al momento dell'iscrizione, dovrà trovare una sua collocazione all'interno del Piano dell'Offerta Formativa, in particolare mediante l'attuazione dell'alternanza scuolalavoro e la partecipazione degli alunni con disabilità nell'ambito del sistema IFTS. Ai fini dell'individuazione di forme efficaci di relazione con i soggetti coinvolti nonché con quelli deputati al servizio per l'impiego e con le associazioni, il Dirigente scolastico predispone adeguate misure organizzative.

1.5 La costituzione delle reti di scuole

Al fine di una più efficace utilizzazione dei fondi per l'integrazione scolastica, di una condivisione di risorse umane e strumentali, nei limiti delle disposizioni normative vigenti anche contrattuali, e per rendere più efficace ed efficiente l'intervento delle istituzioni scolastiche nel processo di crescita e sviluppo degli alunni con disabilità, il Dirigente Scolastico promuove la costituzione di reti di scuole, anche per condividere buone pratiche, promuovere la documentazione, dotare il territorio di un punto di riferimento per i rapporti con le famiglie e con l'extra-scuola nonché per i momenti di aggiornamento degli insegnanti.

2. La corresponsabilità educativa e formativa dei docenti

E’ ormai convinzione consolidata che non si dà vita ad una scuola inclusiva se al suo interno non si avvera una corresponsabilità educativa diffusa e non si possiede una competenza didattica adeguata ad impostare una fruttuosa relazione educativa anche con alunni con disabilità. La progettazione degli interventi da adottare riguarda tutti gli insegnanti perché l’intera comunità scolastica è chiamata ad organizzare i curricoli in funzione dei diversi stili o delle diverse attitudini cognitive, a gestire in modo alternativo le attività d’aula, a favorire e potenziare gli apprendimenti e ad adottare i materiali e le strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni. Non in altro modo sarebbe infatti possibile che gli alunni esercitino il proprio diritto allo studio inteso come successo formativo per tutti, tanto che la predisposizione di interventi didattici non differenziati evidenzia immediatamente una disparità di trattamento nel servizio di istruzione verso coloro che non sono compresi nelle prassi educative e didattiche concretamente realizzate. Conseguentemente il Collegio dei docenti potrà provvedere ad attuare tutte le azioni volte a promuovere l’inclusione scolastica e sociale degli alunni con disabilità, inserendo nel Piano dell'Offerta Formativa la scelta inclusiva dell’Istituzione scolastica e indicando le prassi didattiche che promuovono effettivamente l’inclusione (gruppi di livello eterogenei, apprendimento cooperativo, ecc.). I Consigli di classe si adopereranno pertanto al coordinamento delle attività didattiche, alla preparazione dei materiali e a quanto può consentire all'alunno con disabilità, sulla base dei suoi bisogni e delle sue necessità, la piena partecipazione allo svolgimento della vita scolastica nella sua classe.

Tutto ciò implica lavorare su tre direzioni:

2.1 Il clima della classe

Gli insegnanti devono assumere comportamenti non discriminatori, essere attenti ai bisogni di ciascuno, accettare le diversità presentate dagli alunni disabili e valorizzarle come arricchimento per l’intera classe, favorire la strutturazione del senso di appartenenza, costruire relazioni socio-affettive positive.

2.2 Le strategie didattiche e gli strumenti

 La progettualità didattica orientata all’inclusione comporta l’adozione di strategie e metodologie favorenti, quali l’apprendimento cooperativo, il lavoro di gruppo e/o a coppie, il tutoring, l’apprendimento per scoperta, la suddivisione del tempo in tempi, l’utilizzo di mediatori didattici, di attrezzature e ausili informatici, di software e sussidi specifici. Da menzionare la necessità che i docenti predispongano i documenti per lo studio o per i compiti a casa in formato elettronico, affinché essi possano risultare facilmente accessibili agli alunni che utilizzano ausili e computer per svolgere le proprie attività di apprendimento. A questo riguardo risulta utile una diffusa conoscenza delle nuove tecnologie per l'integrazione scolastica, anche in vista delle potenzialità aperte dal libro di testo in formato elettronico. E' importante allora che i docenti curricolari attraverso i numerosi centri dedicati dal Ministero dell'istruzione e dagli Enti Locali a tali tematiche acquisiscano le conoscenze necessarie per supportare le attività dell'alunno con disabilità anche in assenza dell'insegnante di sostegno.

2.3 L’apprendimento-insegnamento

Un sistema inclusivo considera l’alunno protagonista dell’apprendimento qualunque siano le sue capacità, le sue potenzialità e i suoi limiti. Va favorita, pertanto, la costruzione attiva della conoscenza, attivando le personali strategie di approccio al “sapere”, rispettando i ritmi e gli stili di apprendimento e “assecondando” i meccanismi di autoregolazione. Si suggerisce il ricorso alla metodologia dell’apprendimento cooperativo.

2.4 La valutazione

La valutazione in decimi va rapportata al P.E.I., che costituisce il punto di riferimento per le attività educative a favore dell’alunno con disabilità. Si rammenta inoltre che la valutazione in questione dovrà essere sempre considerata come valutazione dei processi e non solo come valutazione della performance. Gli insegnanti assegnati alle attività per il sostegno, assumendo la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano e partecipando a pieno titolo alle operazioni di valutazione periodiche e finali degli alunni della classe con diritto di voto, disporranno di registri recanti i nomi di tutti gli alunni della classe di cui sono contitolari.

2.5 Il docente assegnato alle attività di sostegno

L'assegnazione dell'insegnante per le attività di sostegno alla classe, così come previsto dal Testo Unico L. 297/94 rappresenta la “vera” natura del ruolo che egli svolge nel processo di integrazione. Infatti è l'intera comunità scolastica che deve essere coinvolta nel processo in questione e non solo una figura professionale specifica a cui demandare in modo esclusivo il compito dell'integrazione. Il limite maggiore di tale impostazione risiede nel fatto che nelle ore in cui non è presente il docente per le attività di sostegno esiste il concreto rischio che per l'alunno con disabilità non vi sia la necessaria tutela in ordine al diritto allo studio. La logica deve essere invece sistemica, ovvero quella secondo cui il docente in questione è “assegnato alla classe per le attività di sostegno”, nel senso che oltre a intervenire sulla base di una preparazione specifica nelle ore in classe collabora con l'insegnante curricolare e con il Consiglio di Classe affinché l'iter formativo dell'alunno possa continuare anche in sua assenza. Questa logica deve informare il lavoro dei gruppi previsti dalle norme e la programmazione integrata. La presenza nella scuola dell'insegnante assegnato alle attività di sostegno si concreta quindi, nei limiti delle disposizioni di legge e degli accordi contrattuali in materia, attraverso la sua funzione di coordinamento della rete delle attività previste per l'effettivo raggiungimento dell'integrazione.

3. Personale ATA e assistenza di base

In merito alle funzioni e al ruolo nel processo di integrazione rappresentato dall’assistenza di base, si rimanda alla nota del MIUR Prot. n. 339 del 30 novembre 2001, ove si indicavano chiaramente finalità dell’assistenza di base, le competenze delle istituzioni scolastiche e delle ASL. Si ritiene utile ricordare che la responsabilità di predisporre le condizioni affinché tutti gli alunni, durante la loro esperienza di vita scolastica, dispongano di servizi qualitativamente idonei a soddisfare le proprie esigenze, è di ciascuna scuola, la quale, mediante i propri organi di gestione, deve adoperarsi attraverso tutti gli strumenti previsti dalla legge e dalla contrattazione, compresa la formazione specifica degli operatori, per conseguire l'obiettivo della piena integrazione degli alunni disabili. Fermo restando che le mansioni in parola rientrano tra le funzioni aggiuntive per l’attivazione delle quali il Dirigente Scolastico dovrà avviare le procedure previste dalla contrattazione collettiva, si rammenta che il medesimo, nell'ambito degli autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, assicurerà in ogni caso il diritto all'assistenza, mediante ogni possibile forma di organizzazione del lavoro (nel rispetto delle relazioni sindacali stabilite dalla contrattazione), utilizzando a tal fine tutti gli strumenti di gestione delle risorse umane previsti dall'ordinamento. Si rammenta infine l’art. 47 del CCNL relativo al comporto Scuola per il quadriennio normativo 2006-2009.

4. La collaborazione con le famiglie

La partecipazione alle famiglie degli alunni con disabilità al processo di integrazione avviene mediante una serie di adempimenti previsti dalla legge. Infatti ai sensi dell’art 12 comma 5 della L. n. 104/92, la famiglia ha diritto di partecipare alla formulazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI, nonché alle loro verifiche. Inoltre, una sempre più ampia partecipazione delle famiglie al sistema di istruzione caratterizza gli orientamenti normativi degli ultimi anni, dall’istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola, previsto dal D.P.R. 567/96, al rilievo posto dalla Legge di riforma n. 53/2003, Art. 1, alla collaborazione fra scuola e famiglia. E’ allora necessario che i rapporti fra istituzione scolastica e famiglia avvengano, per quanto possibile, nella logica del supporto alle famiglie medesime in relazione alle attività scolastiche e al processo di sviluppo dell'alunno con disabilità. La famiglia rappresenta infatti un punto di riferimento essenziale per la corretta inclusione scolastica dell’alunno con disabilità, sia in quanto fonte di informazioni preziose sia in quanto luogo in cui avviene la continuità fra educazione formale ed educazione informale. Anche per tali motivi, la documentazione relativa all'alunno con disabilità deve essere sempre disponibile per la famiglia e consegnata dall'istituzione scolastica quando richiesta. Di particolare importanza è l’attività rivolta ad informare la famiglia sul percorso educativo che consente all’alunno con disabilità l’acquisizione dell’attestato di frequenza piuttosto che del diploma di scuola secondaria superiore. 20Per opportune finalità informative, risulta fondamentale il ricorso al fascicolo personale dell'alunno con disabilità, la cui assenza può incidere negativamente tanto sul diritto di informazione della famiglia quanto sul più generale processo di integrazione. Il Dirigente scolastico dovrà convocare le riunioni in cui sono coinvolti anche i genitori dell'alunno con disabilità, previo opportuno accordo nella definizione dell'orario.

 

 

 

 

 

Studenti Stranieri

 ACCOGLIENZA ED INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI

 

Riferimenti legislativi 

 
 
 
1) art 45 del DPR 349/99: i minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della loro posizione, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previste per i minori italiani e può essere richiesta in qualunque momento dell’anno scolastico. I minori soggetti all'obbligo vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica. Le scuole possono decidere l’iscrizione a una classe immediatamente inferiore o superiore tenendo conto di: 
- a) ordinamento di studi nel Paese di provenienza; 
- b) accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno 
- c) corso di studi eventualmente seguito 
- d) titolo di studio eventualmente posseduto 
 
 
2) “ Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, 2006: slittamenti di un anno alla classe inferiore vanno ponderati con molta attenzione in relazione ai benefici che potrebbero apportare e sentita la famiglia. Scelte diverse andranno valutate caso per caso dalle istituzione scolastiche. Nella gestione dell’accoglienza potrebbe essere utile una commissione di lavoro formata da un gruppo ristretto di docenti che valutano le situazioni. Per un pieno inserimento è necessario che l’alunno trascorra tutto il tempo scuola nel gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici specifici poiché l’immersione, in un contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni, facilita l’apprendimento del linguaggio funzionale. 
 
 
3) C.M.110/14.12.2007 relativa alle iscrizioni per l’anno scolastico 2008/09 : il paragrafo 10 è dedicato alle modalità di iscrizione e all'assegnazione degli alunni stranieri alle classi. Ribadisce quanto stabilito nel DPR 349 ed evidenzia l’opportunità che si costituisca un gruppo di insegnanti individuato dal Collegio dei Docenti preposto all'accoglienza; con riferimento alle iscrizioni in corso d’anno, raccomanda l’adozione di particolari forme di accoglienza che possano facilitare, fin dai primi contatti, un’efficace azione di integrazione.
 
 

Linee guida accoglienza e integrazione degli alunni stranieri

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Dipartimento per l’Istruzione - Direzione Generale per lo studente
Ufficio per l’integrazione degli alunni stranieri

Circolare n. 24 dell’1 marzo 2006

Premessa

L’obiettivo del presente documento è di presentare un insieme di orientamenti condivisi sul piano culturale ed educativo, di individuare alcuni punti fermi sul piano normativo e di dare alcuni suggerimenti di carattere organizzativo e didattico al fine di favorire l’integrazione e la riuscita scolastica e formativa, ferma restando l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la loro responsabilità in materia, nel quadro della legislazione vigente.

Nel giugno del 2004 è stato istituito l’Ufficio per l’integrazione degli alunni stranieri presso la Direzione generale per lo studente al fine di sostenere, potenziare e coordinare gli interventi a sostegno dell’accoglienza e dell’integrazione.

Tale Ufficio si avvale della collaborazione e del supporto di un apposito Gruppo di lavoro, istituito nel settembre del 2004, composto da docenti e dirigenti scolastici, da dirigenti del Ministero, da rappresentanti di istituzioni scientifiche, università e associazioni.

I risultati del Gruppo nazionale di lavoro sono oggetto di riflessione e di approfondimento nell’ambito delle conferenze di servizio con i referenti regionali e provinciali, allo scopo di stabilire un interscambio continuo e di dare evidenza alle istanze e alle esigenze del territorio.

Il documento che presentiamo è stato elaborato dal Gruppo nazionale, che ha tenuto conto delle esperienze e sollecitazioni fatte dalle scuole, dai Centri interculturali, del confronto con i Referenti degli Uffici scolastici regionali e delle indicazioni scaturite dalle indagini condotte dal Ministero sulla presenza e sul rendimento scolastico degli alunni stranieri.

La collaborazione tra la Direzione generale per i sistemi informativi e la Direzione generale per lo studente ha portato alla realizzazione delle indagini annuali: “Alunni con Cittadinanza Non Italiana - Scuole statali e non statali”, sulla presenza degli alunni stranieri nella scuola e della “Indagine sugli esiti degli alunni con Cittadinanza Non Italiana (anno 2005)”, che esamina alcuni aspetti qualitativi del fenomeno ed approfondisce le diverse implicazioni di una realtà che ormai sta assumendo una dimensione stabile e una valenza strutturale.

Inoltre ci si è avvalsi dei risultati della Ricerca sulla condizione dei minori stranieri in Italia (anno 2004), curata dall’I.S.MU. (Iniziative e Studi sulla multietnicità) per conto del Ministero, che ha analizzato e messo a confronto i risultati di quasi cento indagini italiane sul tema.

L’aumento progressivo, negli ultimi anni, del numero di alunni stranieri rappresenta un dato di grande rilevanza che chiama in causa le scuole italiane e, in particolare, la loro capacità di accoglienza ed integrazione.

Si tratta di un fenomeno che, pur di notevole complessità, può costituire uno stimolo e una risorsa nella progettazione dei percorsi formativi delle nuove generazioni. L’azione della scuola deve tendere a valorizzare tutta la ricchezza di esperienze e riflessioni compiute in questi anni.

La consapevolezza del patrimonio di civiltà europea, l’incontro aperto con altre culture e modelli di vita, la garanzia per tutti i cittadini, italiani e non, di acquisire nelle nostre scuole una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale, sono obiettivi a cui le istituzioni scolastiche devono mirare con il concorso e la collaborazione dei soggetti educativi presenti sul territorio: famiglie, enti locali, università, associazioni, istituzioni a vario titolo interessate.

Abbiamo a disposizione un patrimonio ricco e variegato di esperienze, progetti didattici e strumenti di lavoro che l’Ufficio integrazione alunni stranieri si propone di far conoscere a tutte le scuole. A questo proposito è importante segnalare che è stato stipulato,  il 22 giugno 2005, un Protocollo d’Intesa tra il MIUR e l’Opera Nomadi per la tutela dei minori zingari, nomadi e viaggianti.

I risultati delle indagini nazionali del MIUR sulla presenza di alunni stranieri e sul successo scolastico e la qualità dei percorsi di integrazione, e del confronto avviato nei seminari nazionali di Bari (4 febbraio 2005) e di Brescia (23/24 novembre 2005),, hanno portato all’individuazione di realtà territoriali rappresentative di temi e modelli generali. In particolare sono state indicate due grandi tematiche da studiare in profondità: le scuole ad altissima presenza di alunni stranieri, in città e quartieri con problemi di disagio sociale; gli studenti stranieri delle scuole superiori, presenti in gran numero negli Istituti tecnici e professionali.

L’obiettivo di tali approfondimenti è di esaminare e approfondire le situazioni problematiche e particolarmente complesse, individuando i percorsi di integrazione più idonei e opportunamente supportati e monitorati da esperti, con il metodo della ricerca-azione. Nel contempo si intende monitorare, attraverso la rete dei referenti, gli interventi previsti in attuazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola - 2002/2005, art. 9 - per le scuole collocate in aree a rischio e a forte processo immigratorio e produrre strumenti e materiali didattici facilitati da mettere a disposizione delle scuole.


Linee guida
per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri

I parte - Il contesto

1. Lo scenario
2. Italia: la scelta dell’educazione interculturale
3. La normativa come risorsa

II parte - Indicazioni operative

1. Una equilibrata distribuzione della presenza degli alunni stranieri
2. Come accogliere gli alunni stranieri nella scuola
3. Percorsi per il conseguimento del titolo conclusivo del I ciclo di istruzione
4. L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti linguistici
5. L’orientamento
6. I mediatori linguistici e culturali a scuola
7. La formazione del personale scolastico
8. La valutazione
9. Libri di testo, biblioteche, materiali didattici

Normativa di riferimento

Nota di approfondimento

 

I parte - Il contesto

1. Lo scenario

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato dall’interdipendenza delle economie e dall’intensità degli scambi a tutti i livelli, dalla rapidità dell’informazione e dei progressi scientifici e tecnologici, dalla globalizzazione delle merci e dei consumi, dalle migrazioni e dalla mobilità delle persone tra continenti e paesi. Secondo le stime delle Nazioni Unite, gli immigrati nel mondo sono oggi quasi 180 milioni. Tutti i Paesi hanno tentato di rispondere all’immigrazione formulando specifici progetti sociali.

Il fenomeno dell’immigrazione è considerato un elemento costitutivo delle nostre società nelle quali sono sempre più numerosi gli individui appartenenti a diverse culture.

L’integrazione piena degli immigrati nella società di accoglienza è un obiettivo fondamentale e, in questo processo, il ruolo della scuola è primario. Tale integrazione è oggi comunemente intesa come un processo bidirezionale, che prevede diritti e doveri tanto per gli immigrati quanto per la società che li accoglie.

Questo risulta vero sia nei Paesi in cui il fenomeno dell’immigrazione si è verificato più recentemente, come in Italia, sia in altri Paesi, invece, di più lunga e consolidata esperienza, in cui sono state già adottate e praticate specifiche politiche di integrazione.

I diversi modelli di integrazione oggi presenti in Europa costituiscono la più concreta testimonianza di quanto complesso sia l’obiettivo dell’integrazione. La realtà attuale mostra come non esista una sola risposta alla domanda “Quale è il modo migliore per garantire l’integrazione?”

Secondo la più recente indagine della Commissione europea, condotta da Eurydice, L’Integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa, Bruxelles, giugno 2004, la maggior parte dei Paesi ha introdotto varie misure di sostegno per aiutare gli alunni e le famiglie immigrate; in particolare le misure di sostegno linguistico sono di gran lunga quelle più diffuse.

2. Italia: la scelta dell’educazione interculturale

I minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto “persone” e, in quanto tali, titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine nazionale.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), infatti, all’art. 2 afferma che: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”; principi confermati dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 (ratificata dall’Italia nel 1991), la quale all’art. 2 ribadisce: “Gli Stati parte si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione pubblica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”

Si tratta di Dichiarazioni che l’Italia ha fatto proprie, le quali valgono sul nostro territorio e costituiscono un punto fermo per le politiche e gli interventi che sono rivolti o che coinvolgono bambini, ragazzi, adolescenti di ogni provenienza.

Vanno fatte due considerazioni per capire la situazione italiana. Esse hanno rilevanza sulle strategie educative da adottare e anche sulla percezione che di questo fenomeno hanno gli insegnanti, le famiglie e l’opinione pubblica in generale.

La prima è che la presenza di alunni stranieri è molto disomogenea e differenziata sul territorio nazionale. La concentrazione di alunni stranieri è molto più elevata nelle aree del Centro e del Nord del Paese, in particolare nel Nord-Est ed investe non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri. La seconda considerazione relativa alla realtà italiana è che il cambiamento è stato rapidissimo. Nel triennio 2004/2006 l’incremento di alunni con cittadinanza non italiana è stato mediamente di circa 60 mila unità all’anno, portando, nell’anno in corso (2005/2006), il totale degli alunni stranieri oltre le 400 mila unità; con un’incidenza, rispetto alla popolazione scolastica complessiva, di circa il 5%. I dati statistici a disposizione segnalano una crescita della presenza di studenti stranieri nella scuola secondaria superiore, con una tendenza verso gli istituti tecnici e professionali. Si evidenzia la necessità di porre sotto osservazione questo livello di istruzione seguendo sia i processi di scelta, che i livelli di riuscita e il successivo inserimento nell’università o nel lavoro.

I dati ci segnalano anche situazioni di concentrazione di alunni stranieri in singole scuole o territori. E’ questa una realtà dinamica che pone problemi che non sono né da sottovalutare, né da drammatizzare, ma che vanno realisticamente affrontati nel confronto con le politiche educative di altri Paesi.

L’Italia sta passando dalla prima fase, nella quale la scuola si è trovata ad affrontare  il fenomeno come emergenza, ad una fase di valutazione delle esperienze già realizzate e di programmazione degli interventi. La presenza di alunni stranieri è un dato strutturale e riguarda tutto il sistema scolastico. E’ necessario, dunque, individuare le migliori pratiche e disseminarle nel rispetto del Piano dell’offerta formativa (POF) e dell’autonomia scolastica, d’intesa con gli Enti locali e gli altri soggetti che sul territorio interagiscono per l’integrazione.

L’Italia ha scelto la piena integrazione di tutti nella scuola e l’educazione interculturale come suo orizzonte culturale (Circolare ministeriale del 26 luglio 1990, n. 205, La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieriL’educazione interculturale; Circolare ministeriale del 2 marzo 1994, n. 73,Dialogo interculturale e convivenza democratica:  l’impegno progettuale della scuola e art. 36 della Legge 40/98, non modificato dalla Legge 189/02).

Si sta delineando in Italia una scuola delle cittadinanze, europea nel suo orizzonte, radicata nell’identità nazionale, capace di valorizzare le tante identità locali e, nel contempo, di far dialogare la molteplicità delle culture entro una cornice di valori condivisi.

Al di là delle buone pratiche e delle singole iniziative di accoglienza e di integrazione, occorrono tuttavia un impegno organico e un’azione strutturale capaci di sostenere l’intero sistema formativo nazionale.

L’educazione interculturale costituisce lo sfondo da cui prende avvio la specificità di percorsi formativi rivolti ad alunni stranieri, nel contesto di attività che devono connotare l’azione educativa nei confronti di tutti. La scuola infatti è un luogo centrale per la costruzione e condivisione di regole comuni, in quanto può agire attivando una pratica di vita quotidiana che si richiami al rispetto delle forme democratiche di convivenza e, soprattutto, può trasmettere le conoscenze storiche, sociali, giuridiche ed economiche che sono saperi indispensabili nella formazione della cittadinanza societaria.

L’educazione interculturale rifiuta sia la logica dell’assimilazione, sia la costruzione ed il rafforzamento di comunità etniche chiuse ed è orientata a favorire il confronto, il dialogo, il reciproco arricchimento entro la convivenza delle differenze.

3. La normativa come risorsa

Nel tempo sono state emanate diverse norme che rappresentano oggi una preziosa risorsa. Ad esse è necessario far riferimento per andare incontro alle necessità degli alunni stranieri e delle loro famiglie - nel contesto delle aspirazioni educative della totalità degli allievi - con l’obiettivo di individuare strategie operative comuni in collaborazione con le diverse istituzioni, associazioni e agenzie educative del territorio.

La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte normativa nella legge sull’immigrazione, n. 40 del 6 marzo 1998 e nel decreto legislativo del 25 luglio 1998 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” che riunisce e coordina gli interventi in favore dell’accoglienza e integrazione degli immigrati, ponendo particolare attenzione all’integrazione scolastica. La legge n. 189 del 30 luglio 2002 (cd. Bossi/Fini) ha confermato le procedure di accoglienza degli alunni stranieri a scuola.

Attualmente il quadro normativo, imperniato sull’autonomia delle istituzioni scolastiche, con D.P.R. n. 275/99, rappresenta lo strumento principale per affrontare tutti gli aspetti, come quello dell’integrazione degli stranieri, che richiedono la costruzione di appropriate e specifiche soluzioni.

La legge di riforma dell’ordinamento scolastico, n. 53/2003, contiene elementi idonei allo sviluppo delle potenzialità di tutti gli allievi attraverso la personalizzazione dei piani di studio per la costruzione di percorsi educativi e didattici appropriati a ciascuno studente.

Il Decreto Legislativo n. 76/2005 relativo al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, nel riprendere ed ampliare il concetto di obbligo formativo (art. 68 Legge 144/99), individua i destinatari in “tutti, ivi compresi i minori stranieri presenti nel territorio dello Stato” (comma 6 dell’art. 1).

Il crescente aumento del numero di alunni stranieri nelle scuole ha fatto sì che già nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) - Comparto Scuola del 1999 (artt. 5 e 29) venissero previste azioni atte a sostenere l’azione del personale docente impegnato a favorire l’accoglienza e l’integrazione degli alunni immigrati e/o nomadi. (CC.MM. 155 del 26.10.2001e 106 del 27.9.2002)

Il Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto scuola 2002/05, all’art. 9, “Misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica” ha collocato in un’unica previsione normativa le situazioni territoriali relative alle aree a rischio e a forte processo immigratorio, ha ricompreso in un quadro contrattuale unitario gli obiettivi di lotta all’emarginazione scolastica, ha trasferito alcune competenze dagli Uffici centrali a quelli regionali, ha prefigurato specifiche modalità di raccordo e di collaborazione tra le istituzioni scolastiche.

 

II parte - Indicazioni operative

1. Un’equilibrata distribuzione della presenza degli alunni stranieri

In presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si ritiene proficua un’equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un’intesa tra scuole e reti di scuole e una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento normativo l’art. 7 del D.P.R. 275/1999.

La costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini della distribuzione, ma più in generale per la costruzione di un’offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i rischi di esclusione sociale per tutti.

Nell’ambito delle singole scuole, l’orientamento più diffuso è di favorire l’eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri.

Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei.

E’ importante che in ciascuna fase ci sia il coinvolgimento dei genitori e delle famiglie, sia italiane che straniere, anche in forma associata, al fine di promuovere scelte consapevoli e responsabili.

2. Come accogliere gli alunni stranieri nella scuola

In questo paragrafo si tratterà di vari aspetti che riguardano il primo contatto dell’alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica.

Con il termine accoglienza ci si riferisce all’insieme degli adempimenti e dei provvedimenti attraverso i quali viene formalizzato il rapporto dell’alunno e della sua famiglia con la realtà scolastica. Gli ambiti entro cui tale rapporto si sviluppa attengono a tre aree distinte:

A. Area amministrativa;
B. Area comunicativo-relazionale;
C. Area educativo-didattica.

A - Area amministrativa

• L’iscrizione

L’obbligo scolastico, integrato nel più ampio concetto di diritto-dovere all’istruzione e alla formazione (art. 68 della Legge 17 maggio 1999, n. 144, ripreso nell’art. 2 della Legge n. 53/2003 e nell’art..1 del Decreto Legislativo 15 aprile 2005, n. 76 relativi al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione) concerne evidentemente anche i minori stranieri che abbiano tra i 15 e i 18 anni indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al soggiorno in Italia (art. 38 del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286; art. 45 del D.P.R. n. 394/99). Le iscrizioni, pertanto, possono essere richieste in qualsiasi momento dell’anno scolastico (D.P.R. n. 394/99, art. 45; C.M. del 23 marzo 2000, n. 87; C.M. del 5 gennaio 2001, n. 3; C.M. del 28 marzo 2002, n. 87; C.M. del 23 dicembre 2005, n. 93).

Gli alunni privi di documentazione anagrafica o in posizione di irregolarità, vengono iscritti con riserva in attesa della regolarizzazione. L’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. (art. 45 del D.P.R. n. 394/99).

L’iscrizione scolastica con riserva non costituisce un requisito per la regolarizzazione della presenza sul territorio italiano, né per il minore, né per i genitori.

E’ necessario, sin dall’iscrizione, una chiara ricognizione del pregresso scolastico dell’alunno per interventi specifici e la stretta collaborazione della famiglia per la definizione del suo percorso formativo.

• La documentazione

All’atto dell’iscrizione, devono essere richiesti i documenti appresso elencati e compilata la domanda di iscrizione predisposta dall’istituto.

Permesso di soggiorno e documenti anagrafici

Il permesso di soggiorno viene rilasciato direttamente all’alunno straniero che abbia compiuto il 14° anno d’età, in caso contrario ad uno dei due genitori. Nell’attesa del rilascio del permesso di soggiorno, il dirigente scolastico accetterà la ricevuta della Questura attestante la richiesta.

Per i documenti anagrafici (carta di identità, codice fiscale, certificato di nascita, atto di cittadinanza) la recente normativa estende ai cittadini stranieri, regolarmente soggiornanti, il diritto all’autocertificazione (Leggi n. 15/68 e n. 127/97, D.P.R. n. 403/98), fermo restando il dovere di esibire il documento di riferimento, se richiesto e se reperibile agli atti di uffici italiani.

In caso di eventuale discrepanza tra le informazioni contenute nell’autocertificazione e documenti di riferimento, oppure tra i dati di due documentazioni distinte – di per sé valide – (ad es. per quanto concerne i dati anagrafici), potranno essere ritenuti validi i dati del permesso di soggiorno.

In mancanza dei documenti, la scuola iscrive comunque il minore straniero, poiché la posizione di irregolarità non influisce sull’esercizio di un diritto-dovere riconosciuto. Il contenuto delle norme citate nel precedente paragrafo esclude che vi sia un obbligo da parte degli operatori scolastici di denunciare la condizione di soggiorno irregolare degli alunni che stanno frequentando la scuola e, quindi, esercitano un diritto riconosciuto dalla legge.

Qualora la scuola riscontri il caso di minori stranieri “non accompagnati” (ossia che risultino abbandonati o privi di genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro tutela) deve darne subito segnalazione all’autorità pubblica competente per le procedure di accoglienza e affido, ovvero di rimpatrio assistito (art. 32 del D.L.vo. n. 286/98).

Per quanto concerne l’accertamento della cittadinanza dell’alunno, si ricorda che, secondo la normativa in vigore nel nostro Paese, chi nasce in Italia da genitori stranieri acquisisce la cittadinanza dei genitori. Si segnala, altresì, che i figli di coppie miste possono avere doppia cittadinanza.

Documenti sanitari

Il documento attestante le vaccinazioni obbligatorie effettuate deve essere tradotto in italiano. Di recente è stato chiarito che i dirigenti degli istituti di istruzione statale, o non statali, sono tenuti ad accertare se sono state praticate agli alunni le vaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione della relativa certificazione.

Se il minore ne è privo, la famiglia può rivolgersi ai servizi sanitari perché rilevino la situazione vaccinale ed eseguano l’intervento sanitario eventualmente necessario.

In ogni caso, la mancanza di vaccinazioni non può precludere l’ingresso a scuola, né la regolare frequenza. Se il minore non è vaccinato e la famiglia dichiara di non volerlo vaccinare, il Capo d’istituto comunica la circostanza alla ASL di competenza (Circolare Ministero della Sanità e della Pubblica Istruzione del 23 settembre 1998).

E’ stato, infatti, di recente chiarito che i dirigenti degli istituti di istruzione statale o non statale sono tenuti ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni obbligatorie,  richiedendo la presentazione della relativa certificazione.

Documenti scolastici

E’ richiesto il certificato attestante gli studi compiuti nel paese d’origine, o la dichiarazione del genitore dell’alunno o di chi ha la responsabilità del minore, attestante la classe e il tipo d’istituto frequentato. Il dirigente scolastico, per le informazioni e le conferme del caso, può prendere contatto con l’autorità diplomatica o consolare italiana che rilascia una dichiarazione sul carattere legale della scuola estera di provenienza dell’alunno. Il documento scolastico - qualora redatto in una lingua non facilmente comprensibile nel nostro Paese, può essere tradotto da traduttori ufficiali accreditati presso il tribunale.

B - Area comunicativo-relazionale

La gestione dell’accoglienza implica all’interno dell’istituto un lavoro costante di formazione del personale, attraverso gli strumenti che la scuola nella sua autonomia riterrà di adottare. Potrebbe essere utile, come risulta da molte esperienze, una commissione di lavoro formata da un gruppo ristretto di docenti.

I genitori sono la risorsa fondamentale per il raggiungimento del successo scolastico: pertanto le diverse culture di appartenenza richiedono alla scuola di individuare gli strumenti migliori di dialogo. Di particolare importanza risulta la capacità della scuola di facilitare la comunicazione con la famiglia dell’alunno, prestando attenzione anche agli aspetti non verbali, facendo ricorso, ove possibile a mediatori culturali o ad interpreti, per superare le difficoltà linguistiche ed anche per facilitare la comprensione delle scelte educative della scuola. Utile a tal proposito potrebbe essere un foglio informativo, tradotto nelle diverse lingue, che spieghi l’organizzazione della scuola e le diverse opzioni educative; riporti il calendario degli incontri scuola-famiglia ed una breve sintesi delle modalità di valutazione delle competenze.

Rileviamo altresì l’importanza del ruolo facilitatore vicendevole che le famiglie possono svolgere, l’una a supporto delle altre, come dimostrano alcune esperienze significative in atto.

C - Area educativo-didattica

Per l’approfondimento e la rilevazione dei dati relativi al bambino straniero ed alla sua famiglia è opportuno fissare un incontro successivo all’iscrizione. Risulta utile a tal proposito che la scuola, attraverso la commissione accoglienza o intercultura, si doti di una traccia tipo per lo svolgimento di questo colloquio che sia utile a comunicare informazioni sull’organizzazione della scuola, sulle modalità di rapporto scuola-famiglia che faciliti la raccolta di informazioni sulla situazione familiare e sulla storia personale e scolastica dell’alunno, nonché sulle aspirazioni educative della famiglia.

La presenza del mediatore culturale, ove necessaria, potrà contribuire a creare un clima sereno di comunicazione reale. Sarà importante – in ogni caso – mantenere un atteggiamento di estremo rispetto ad evitare un approccio che possa essere frainteso come invasivo.

Il primo colloquio, fondamentale per un sereno e proficuo ingresso dell’alunno a scuola, va preparato coinvolgendo tutti i soggetti interessati.

E’ utile riuscire ad accertare alcuni livelli di competenze ed abilità per definire l’assegnazione alla classe. Rimane però fondamentale il criterio generale di inserire l’alunno secondo l’età anagrafica (art. 45 del D.P.R. 394/99). Slittamenti di un anno su classe inferiore vanno ponderati con molta attenzione in relazione ai benefici che potrebbero apportare e sentita la famiglia. Scelte diverse andranno valutate caso per caso dalle istituzioni scolastiche.

Per un pieno inserimento è necessario che l’alunno trascorra tutto il tempo scuola nel gruppo classe, fatta eccezione per progetti didattici specifici, ad esempio l’apprendimento della lingua italiana, previsti dal piano di studio personalizzato. L’immersione, in un contesto di seconda lingua parlata da adulti e compagni, facilita l’apprendimento del linguaggio funzionale.

3. Percorsi per il conseguimento del titolo conclusivo del I ciclo di istruzione

Il decreto legislativo n. 226/2005, relativo al II ciclo, all’art. 1, comma 12, introduce nell’ordinamento italiano l’obbligo del conseguimento del titolo di scuola secondaria di I grado ai fini della prosecuzione del percorso formativo nel secondo ciclo: “Al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione si accede a seguito del superamento dell’esame di Stato conclusivo del I ciclo d’istruzione”.

Al fine di garantire il proseguimento dell’iter formativo dell’alunno straniero, sarà cura delle Istituzioni scolastiche realizzare percorsi idonei all’acquisizione di tale titolo, come previsto dal decreto legislativo n. 76/2005, relativo al diritto-dovere, all’ art. 4, comma 2: “Nell’ambito della programmazione regionale e nel rispetto del quadro normativo delle singole regioni, le scuole secondarie di primo grado possono organizzare, in raccordo con le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione del secondo ciclo ed i servizi territoriali previsti dalle regioni stesse, iniziative di orientamento e azioni formative volte a garantire il conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione, anche ad integrazione con altri sistemi.”

Per offrire risposte positive ai ragazzi in età compresa tra i 15 e i 18 anni, che non sono in possesso di tale titolo o di un titolo equivalente, vanno previste azioni organiche e di sistema, tenendo conto della flessibilità necessaria a corrispondere alle diverse situazioni degli utenti.

Un’importante risorsa per l’integrazione dei ragazzi stranieri è quella rappresentata dai Centri Territoriali Permanenti (O.M. n. 455/97). In particolare, la collaborazione dei CTP con gli organismi di istruzione e formazione professionale, si colloca nel quadro di esperienze già realizzate in molte realtà del territorio e può trovare opportunità di ampliamento e diffusione tramite apposite convenzioni da siglare tra CTP e centri di istruzione e formazione.

Si auspicano altresì azioni contro la dispersione da parte delle scuole secondarie di I grado in rete con le scuole secondarie di II grado per definire piani di studio personalizzati finalizzati anche al conseguimento del titolo di studio di scuola secondaria di I grado. E’ possibile, ad esempio, da parte di un Istituto di II grado accogliere giovani stranieri che, per età e in possesso di almeno 9 anni di scolarità, hanno diritto di frequentare tale corso di studi, attivando, però contestualmente, un percorso atto a far loro acquisire anche il titolo di scuola secondaria di I grado spendibile nell’inserimento culturale e sociale.

4. L’insegnamento dell’italiano e altri apprendimenti linguistici

Uno degli obiettivi prioritari nell’integrazione degli alunni stranieri è quello di promuovere l’acquisizione di una buona competenza nell’italiano scritto e parlato, nelle forme ricettive e produttive, per assicurare uno dei principali fattori di successo scolastico e di inclusione sociale.

Gli alunni stranieri, al momento del loro arrivo, si devono confrontare con due diverse strumentalità linguistiche:

·         la lingua italiana del contesto concreto, indispensabile per comunicare nella vita quotidiana (la lingua per comunicare)

·         la lingua italiana specifica, necessaria per comprendere ed esprimere concetti, sviluppare l’apprendimento delle diverse discipline e una riflessione sulla lingua stessa (la lingua dello studio).

La lingua per comunicare può essere appresa in un arco di tempo che può oscillare da un mese a un anno, in relazione all’età, alla lingua d’origine, all’utilizzo in ambiente extrascolastico. Per apprendere la lingua dello studio, invece, possono essere necessari alcuni anni, considerato che si tratta di competenze specifiche. Lo studio della lingua italiana deve essere inserito nella quotidianità dell’apprendimento e della vita scolastica degli alunni stranieri, con attività di laboratorio linguistico e con percorsi e strumenti per l’insegnamento intensivo dell’italiano.

L’apprendimento e lo sviluppo della lingua italiana come seconda lingua deve essere al centro dell’azione didattica Occorre, quindi, che tutti gli insegnanti della classe, di qualsivoglia disciplina, siano coinvolti (vedi Progetto pilota del MIUR, Direzione generale del personale della scuola, in collaborazione con 21 Università: “Azione italiano L2: Lingua di contatto, lingua di culture”).

E’ necessaria, pertanto, una programmazione mirata sui bisogni reali e sul monitoraggio dei progressi di apprendimento nella lingua italiana, acquisita via via dall’alunno straniero.

Nella fase iniziale ci si può valere di strumenti e figure di facilitazione linguistica (cartelloni, alfabetieri, carte geografiche, testi semplificati, strumenti audiovisivi o multimediali, ecc.) promuovendo la capacità dell’alunno di sviluppare la lingua per comunicare.

Una volta superata questa fase, va prestata particolare attenzione all’apprendimento della lingua per lo studio perché rappresenta il principale ostacolo per l’apprendimento delle varie discipline.

In una prospettiva di globalizzazione, il plurilinguismo europeo può rispondere alle esigenze anche dei ragazzi immigrati. E’ necessario, tuttavia, che lo studente straniero che sia impegnato nelle prime fasi dello studio dell’italiano venga introdotto con equilibrata successione all’apprendimento di altre lingue.

Per quanto riguarda le altre lingue originarie, importante risorsa per lo sviluppo cognitivo e affettivo, è necessario assumere, per una loro valorizzazione, un’ottica policentrica che coinvolga sia le famiglie che le agenzie pubbliche e di privato sociale presenti sul territorio.

5. L’Orientamento

Le istituzioni scolastiche devono assicurare anche agli studenti stranieri un percorso orientativo completo e continuativo affinché possano provvedere in modo adeguato alle proprie scelte scolastiche e lavorative. Tale processo deve avere inizio nella scuola secondaria di primo grado, con il coinvolgimento delle famiglie e la produzione di materiale informativo in una pluralità di lingue, con una particolare cura nella spiegazione dei processi di riforma in atto nel sistema dell’istruzione e della formazione.

Obiettivo di tali pratiche orientative è anche il contenimento del rischio di dispersione o abbandono scolastico degli studenti.

In relazione a questi obiettivi risultano importanti le anagrafi scolastiche che permettono di tenere in osservazione i percorsi e di adottare le opportune strategie di accompagnamento.

6. I mediatori linguistici e culturali

La richiesta di mediatori linguistici e culturali in ambito educativo e scolastico si accompagna all’aumento della presenza di allievi stranieri. Nelle scuole che hanno una presenza consolidata di alunni stranieri e che utilizzano il mediatore, si è cercato di definire con maggior precisione i compiti di questa figura professionale, intesa quale supporto al ruolo educativo della scuola.

A partire dalle esperienze consolidate, si possono individuare i seguenti quattro ambiti di intervento. Il mediatore può collaborare in:

·         compiti di accoglienza, tutoraggio e facilitazione nei confronti degli allievi neo arrivati e delle loro famiglie;

·         compiti di mediazione nei confronti degli insegnanti; fornisce loro informazioni sulla scuola nei paesi di origine, sulle competenze, la storia scolastica e personale del singolo alunno;

·         compiti di interpretariato e traduzione (avvisi, messaggi, documenti orali e scritti) nei confronti delle famiglie e di assistenza e mediazione negli incontri dei docenti con i genitori, soprattutto nei casi di particolare problematicità;

·         compiti relativi a proposte e a percorsi didattici di educazione interculturale, condotti nelle diverse classi, che prevedono momenti di conoscenza e valorizzazione dei Paesi, delle culture e delle lingue d’origine.

Dal punto di vista della normativa, le leggi sull’immigrazione (Legge n. 40 del 6 marzo 1998 e n. 189 del 30 luglio 2002) fanno esplicitamente riferimento a questa figura professionale: “lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni nell’ambito delle proprie competenze favoriscono la realizzazione di convenzioni con associazioni per l’impiego, all’interno delle proprie strutture, di stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori interculturali, al fine di agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi” (Legge n. 40/98, art. 40, comma 1). L’art. 36 della stessa legge indica, inoltre, la necessità di stabilire “i criteri e le modalità di comunicazione con le famiglie degli alunni stranieri, anche con l’ausilio di mediatori culturali qualificati” e, ove possibile, delle famiglie stesse.

Resta fermo che la funzione di mediazione, nel suo insieme, è compito generale e prioritario della scuola stessa, quale istituzione preposta alla formazione culturale della totalità degli allievi nel contesto di territorio.

7. La formazione del personale della scuola

L’educazione interculturale non è una disciplina aggiuntiva, ma una dimensione trasversale, uno sfondo che accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici. Il pluralismo culturale e la complessità del nostro tempo richiedono necessariamente una continua crescita professionale di tutto il personale della scuola. Diventa, quindi, prioritario il tema della formazione, iniziale e in servizio, e della formazione universitaria dei docenti.

La Direttiva ministeriale n. 45 del 4 aprile 2005, concernente l’individuazione degli obiettivi formativi prioritari per l’anno scolastico 2005/2006, all’art. 3 prevede interventi formativi per l’integrazione degli alunni stranieri.

Un ambito di particolare rilevanza per lo sviluppo professionale dei docenti è relativo alla didattica dell’italiano lingua seconda. Come accennato nel paragrafo 4, il MIUR sta sviluppando un progetto nazionale di formazione di docenti esperti mediante il sistema dell’e-learning integrato. I percorsi, i materiali e le competenze così formati potranno presto costituire supporto a future iniziative di diffusione della formazione.

Modelli e metodi per la qualificazione dei docenti nell’insegnamento dell’Italiano L2 sono stati esperiti nel corso degli anni in diverse realtà e potranno costituire un’utile risorsa per scambi didattici e laboratori di ricerca-azione da realizzare preferibilmente in reti di scuole.

Per quanto attiene la formazione in servizio del personale della scuola, anche del personale amministrativo che per primo entra in contatto con le famiglie, saranno indispensabili collegamenti con il territorio e con le opportunità offerte anche dalle Università.

8. La valutazione

La valutazione degli alunni stranieri, in particolare di coloro che si possono definire neo-arrivati, pone diversi ordini di problemi, dalle modalità di valutazione a quelle di certificazione, alla necessità di tener conto del singolo percorso di apprendimento. La pur significativa normativa esistente sugli alunni con cittadinanza non italiana non fornisce indicazioni specifiche a proposito della valutazione degli stessi.

Dall’emanazione della legge n. 517 del 4 agosto 1977 ad oggi, l’approccio alla valutazione nella scuola è positivamente cambiato. Accanto alla funzione certificativa si è andata sempre più affermando la funzione regolativa in grado di consentire, sulla base delle informazioni via via raccolte, un continuo adeguamento delle proposte di formazione alle reali esigenze degli alunni e ai traguardi programmati per il miglioramento dei processi e dei risultati, sollecitando, altresì, la partecipazione degli alunni e delle famiglie al processo di apprendimento. L’art. 4 del DPR n. 275/1999, relativo all’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, assegna alle stesse la responsabilità di individuare le modalità e i criteri di valutazione degli alunni, prevedendo altresì che esse operino “nel rispetto della normativa nazionale”.

Il riferimento più congruo a questo tema lo si ritrova nell’art. 45, comma 4, del DPR n 394 del 31 agosto 1999 che così recita “il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento …”. Benché la norma non accenni alla valutazione, ne consegue che il possibile adattamento dei programmi per i singoli alunni comporti un adattamento della valutazione, anche in considerazione degli orientamenti generali su questo tema, espressi in circolari e direttive, che sottolineano fortemente l’attenzione ai percorsi personali degli alunni. Questa norma va ora inquadrata nel nuovo assetto ordinamentale ed educativo esplicitato dalle “Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati” e con le finalità del “Profilo educativo dello studente” che costituiscono il nuovo impianto pedagogico, didattico ed organizzativo della scuola italiana, basato sulla L 53/03, art. 3, relativi in particolare alla valutazione.

Per il consiglio di classe che deve valutare alunni stranieri inseriti nel corso dell’anno scolastico – per i quali i piani individualizzati prevedono interventi di educazione linguistica e di messa a punto curricolare - diventa fondamentale conoscere, per quanto possibile, la storia scolastica precedente, gli esiti raggiunti, le caratteristiche delle scuole frequentate, le abilità e le competenze essenziali acquisite. In questo contesto, che privilegia la valutazione formativa rispetto a quella “certificativa” si prendono in considerazione il percorso dell’alunno, i passi realizzati, gli obiettivi possibili, la motivazione e l’impegno e, soprattutto, le potenzialità di apprendimento dimostrate. In particolare, nel momento in cui si decide il passaggio o meno da una classe all’altra o da un grado scolastico al successivo, occorre far riferimento a una pluralità di elementi fra cui non può mancare una previsione di sviluppo dell’alunno. Emerge chiaramente come nell’attuale contesto normativo vengono rafforzati il ruolo e la responsabilità delle istituzioni scolastiche autonome e dei docenti nella valutazione degli alunni.

9. Libri di testo, biblioteche, materiali didattici

Da qualche anno alcune scuole hanno adottato libri di testo e libri di narrativa per bambini e ragazzi incentrati sui temi del pluralismo culturale e dell’intercultura ed hanno organizzato scaffali multiculturali all’interno delle biblioteche scolastiche. Questa tendenza sta comportando un crescente interesse dell’editoria specializzata. Strumenti preziosi possono essere i libri in lingua originale, bilingui o plurilingui, i testi facilitati, gli strumenti per l’avviamento ai testi e i dizionari nelle diverse lingue, i video e i cd rom multimediali sulle diverse lingue e culture prodotti dall’editoria, dalle stesse istituzioni scolastiche e dalle associazioni degli immigrati, le autobiografie degli immigrati e degli emigrati italiani. Diventa strategico da parte delle scuole potenziare le biblioteche scolastiche nella dimensione multilingue e pluriculturale, anche in collaborazione con i servizi multiculturali delle biblioteche pubbliche, con i centri interculturali e di documentazione e con le associazioni di immigrati.

Di conseguenza sarà necessario un approccio pedagogicamente fondato alla conoscenza delle più qualificate espressioni e conquiste artistiche e scientifiche dei diversi popoli, anche nell’ottica di una valorizzazione delle civiltà e dei valori umani universali. Questi approcci e strumenti didattici saranno rivolti alla comunità scolastica e non esclusivamente agli allievi stranieri.

 

Normativa di riferimento

Il complesso fenomeno migratorio, che negli ultimi anni ha interessato numerosi Paesi, è stato accompagnato da una ricca legislazione internazionale e nazionale, finalizzata a realizzare forme di convivenza e di integrazione.

Di seguito si presentano, in modo sintetico, i riferimenti legislativi e i documenti più importanti che, negli ultimi quindici anni, hanno gradualmente definito il tema dell’educazione interculturale.

Di fronte all’emergenza del fenomeno migratorio, l’educazione interculturale è individuata inizialmente come risposta ai problemi degli alunni stranieri/immigrati: in particolare, l’apprendimento della lingua italiana e la valorizzazione della lingua e cultura d’origine (v. C.M. 8/9/1989, n. 301, “Inserimento degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo. Promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio”).

In seguito si afferma il principio del coinvolgimento degli alunni italiani in un rapporto interattivo con gli alunni stranieri/immigrati, in funzione del reciproco arricchimento (v. C.M. 22/7/1990, n. 205, “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”). In questa Circolare si introduce per la prima volta il concetto di educazione interculturale.

Si individua nell’educazione interculturale la forma più alta e globale di prevenzione e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza (v. pronuncia del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 24/3/1993, “Razzismo e antisemitismo oggi: il ruolo della scuola”).

Sempre il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella pronuncia del 15/6/1993, “La tutela delle minoranze linguistiche” considera le “nuove minoranze” di immigrati e le minoranze storiche di cittadini a livello regionale e locale.

Nel contesto europeo, la dimensione interculturale dell’insegnamento viene sviluppata nel trattato di Maastricht e in altri documenti della Comunità Europea e del Consiglio d’Europa (v. documento “Il dialogo interculturale e la convivenza democratica”, diffuso con C.M. 2/3/1994, n. 73).

Sempre nella stessa C.M. 2/3/1994 si segnala l’importanza di progettualità efficaci in termini di strategie, risorse, insegnamenti disciplinari e interdisciplinari e di una cultura di rete tra scuole e territorio.

Infine nella stessa C.M. si descrive la società globale, in quanto società umana ravvicinata e interagente, come “società multiculturale” e si colloca la dimensione mondiale dell’insegnamento nel quadro dell’educazione interculturale. Così è utile richiamare la sottolineatura, contenuta nella legge sull’immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998, art. 36, sul valore formativo delle differenze linguistiche e culturali: “Nell’esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa, le istituzioni scolastiche realizzano, per tutti gli alunni, progetti interculturali di ampliamento dell’offerta formativa, finalizzati alla valorizzazione delle differenze linguistico-culturali e alla promozione di iniziative di accoglienza e di scambio”.

Il Decreto Legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, riunisce e coordina le varie disposizioni attualmente in vigore in materia, con la stessa Legge n. 40/98, ponendo, anche in questo caso, particolare attenzione sugli aspetti organizzativi della scuola, sull’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, sul mantenimento della lingua e cultura di origine, sulla formazione dei docenti e sull’integrazione sociale. Tali principi, unitamente al diritto all’istruzione, sono garantiti nei confronti dei minori stranieri indipendentemente dalla loro posizione giuridica, così come espressamente previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999, n. 394 “Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti le disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.

La legge 30 luglio 2002, n.182, cosiddetta Bossi-Fini, non ha modificato le procedure di iscrizione degli alunni stranieri a scuola.

La C.M. n. 155/2001 è finalizzata al sostegno del personale impegnato nelle scuole a forte processo immigratorio; la C.M. n. 160/2001 è finalizzata all’attivazione dei corsi di lingua per cittadini extracomunitari, adulti e minori.

Nel C.C.N.L. del comparto scuola 2002/2005 (art. 9), sono previste misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica, già attivate a seguito delle Circolari ministeriali n. 40 del 6 aprile 2004, n. 41 del 24 marzo 2005 e n. 91 del 21 dicembre 2005

 

 

 

 

Inserimento Classi Iniziali

 Ai sensi del Decreto Presidenza Consiglio dei Ministri 7 giugno 1995 la scuola si impegna, con opportuni ed adeguati atteggiamenti ed azioni di tutti gli operatori del servizio, a favorire l'accoglienza dei genitori e degli alunni, l’inserimento e l’integrazione di questi ultimi, con particolare riguardo alla fase di ingresso alle classi iniziali e alle situazioni di rilevante necessità.
Particolare impegno è prestato per la soluzione delle problematiche relative agli stranieri, a quelli degenti negli ospedali, a quelli in situazione di handicap.
 

L'inserimento degli alunni nelle classi iniziali è vissuto come un momento importante dall'Istituto, ed a tale fine sono stati predisposti progetti di istituto, commissioni e funzioni strumentali, per agevolare nel migliore modo possibile questo delicato momento di crescita dell'alunno. I protocolli di accoglienza ed inserimento predisposti si differenziano a seconda degli specifici bisogni dello studente:

alunni che provengono dalle scuola primaria senza particolari esigenze;

alunni stranieri;

alunni con bisogni educativi speciali ed H;

alunni che provengono da altre scuole secondarie ed inseriti nel corso dell'anno scolastico;

alunni degenti negli ospedali.

 

Accoglienza

Nel progetto accoglienza rientrano le attività educative ed organizzative che la scuola prevede ed attiva per agevolare l’ingresso e l’inserimento di bambini e ragazzi nell'intero percorso formativo primario.
Le iniziative del progetto, concordate e definite negli incontri della Commissione Continuità, si propongono e si realizzano in più momenti, nell'anno conclusivo e nel periodo iniziale delle classi ponte dei vari ordini di scuola.
Finalizzate a promuovere l’accoglienza e a soddisfare il bisogno di conoscenza della nuova realtà ed esperienza scolastica da parte di genitori e alunni, favoriscono l’inserimento e l’integrazione di questi ultimi, con particolare riguardo alla fase d’ingresso alle classi iniziali.

Gli obiettivi del progetto sono:

  • accostarsi alla nuova realtà scolastica e avviare la conoscenza delle strutture;
  • conoscere e riconoscere le persone che già frequentano la nuova scuola;
  • favorire un approccio sereno e fiducioso alla nuova realtà;
  • promuovere attività significative da realizzare in collaborazione tra alunni e docenti dei due ordini di scuola;
  • consentire un proficuo scambio di esperienze, informazioni, conoscenze tra gli insegnanti dei diversi livelli formativi per meglio pianificare il percorso scolastico degli alunni;
  • informare le famiglie sull'organizzazione e sulle finalità didattiche della scuola.

 

Il percorso di accoglienza è rivolto principalmente alle classi prime, ma non mancano momenti  di socializzazione per gli studenti delle classi seconde e terze.

In particolare le classi prime sono condotte attraverso una serie di attività, da quelle più di carattere ludico-socializzante ad altre di tipo informativo, che vengono svolte nei primissimi giorni di scuola a:

  • conoscere i nuovi ambienti scolastici;
  • sviluppare capacità di relazione e socializzazione atte a creare classi serene e collaborative
  • Socio-affettività: l’educazione all'affettività si propone di organizzare iniziative e attività  con lo scopo di portare ragazze e ragazzi a star bene con se stessi, a sentirsi a proprio agio in mezzo agli altri e ad essere in grado di affrontare i diversi problemi della vita.

Il progetto, con articolazione triennale, si sviluppa in prima con una serie di attività d’inizio anno nelle singole classi (accoglienza), con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a conoscersi e a formare un gruppo solidale.

L’accoglienza viene attivata mediante:

- presentazione del servizio scolastico alle famiglie nel periodo che precede le iscrizioni, a cura del Dirigente Scolastico e/o del docente responsabile di plesso

- presentazione dell’organizzazione didattica alle famiglie all’inizio dell’ attività didattica o nel periodo immediatamente precedente a cura del docente o del gruppo docente

- colloqui scuola /famiglia finalizzati alla conoscenza degli alunni neo iscritti, durante il primo mese di attività didattica 

 

 

Inserimento di Alunni non Italofoni

Nell'istituto è presente da anni una componente di alunni provenienti da Paesi stranieri: in media nei vari plessi rappresentano circa il 12% del totale.

Si tratta in buona parte di ragazzi nati in Italia, che hanno frequentato l'intero ciclo scolastico nel nostro Paese. Una significativa percentuale è però giunta in Italia in età scolare, alcuni solo negli ultimi due anni. Questi ragazzi si trovano in una situazione del tutto nuova e potenzialmente problematica: devono imparare l’italiano, inserirsi in un’organizzazione scolastica diversa, conoscere i nuovi riferimenti culturali. In base alla normativa di riferimento (“Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero”, art. 38), la scuola si attiva quindi per favorire il loro successo scolastico (dal primo inserimento all'acquisizione della lingua italiana, dall'integrazione nell'ambiente scolastico ed extrascolastico all'orientamento) e per promuovere una cultura della tolleranza, dell'accoglienza, della solidarietà e della pacifica convivenza con l'altro, attraverso la valorizzazione delle diversità (educazione interculturale).

La scuola secondaria di primo grado nella nostra provincia ha anche il compito di svolgere azione di orientamento alla scuola superiore per gli alunni neo-arrivati con età superiore ai 14 anni ad essa indirizzati (attività prevista dall'”Atto di indirizzo programmatico provinciale per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana”)

Ad inizio anno è previsto un pomeriggio di auto-aggiornamento interno sulle pratiche in atto nella scuola riguardo l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri, allo scopo di ricordarne le modalità di attuazione ai docenti interni presenti nella sede da lungo tempo, informare i docenti recentemente assunti, chiarire dubbi ricorrenti, uniformare le pratiche di intervento. Viene inoltre illustrato e distribuito materiale utile all'attività di programmazione e valutazione. E' rivolto in primo luogo ai docenti coordinatori di classe, ma aperto a tutti. L’incontro mira a preparare consapevolmente il lavoro sugli alunni stranieri in ogni Consiglio di Classe

Mediazione culturale

E’ possibile richiedere l’intervento di un mediatore culturale qualora sia necessario approfondire la conoscenza dell’alunno e della sua famiglia, fornire informazioni (organizzazione della scuola, progetti attivati sull’alunno, profilo comportamentale e cognitivo dell’alunno, valutazione…) o indagare un’eventuale condizione di disagio legata all'inserimento, alla migrazione o alla situazione familiare. La mediazione culturale è particolarmente utile in fase di accoglienza, di valutazione periodica e finale e per l’orientamento. Consiste di solito in uno o una serie di colloqui con i genitori e l’alunno, alla presenza del coordinatore di classe o del docente referente di sede per gli alunni stranieri.

Attualmente il servizio è fornito dalla cooperativa “Tempo libero” di Brescia, grazie a finanziamenti statali derivanti dalla legge 40/98 (“Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero”) gestiti dai servizi sociali dei Comuni di riferimento

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA

Approvato dal Collegio Docenti dell’8/11/2011

Fasi

Azioni

Soggetti interessati

Iscrizione

L’alunno viene iscritto provvisoriamente alla classe corrispondente all’età anagrafica; la segreteria raccoglie tutte le informazioni e i documenti disponibili.

La segreteria informa la docente referente di sede per gli alunni stranieri e il docente funzione strumentale dell’avvenuta iscrizione, fornendo loro le informazioni disponibili.

L’alunno non frequenta.

Alunno

Famiglia

Personale di segreteria

Colloquio

La referente di sede per gli alunni stranieri contatta la famiglia e fissa un appuntamento per uno o più colloqui conoscitivi, alla presenza di un mediatore linguistico-culturale.

L’alunno non frequenta.

Referente di sede per gli alunni stranieri

Alunno

Famiglia

Mediatore l.-c.

Prove d’ingresso

La referente di sede per gli alunni stranieri, con l’ausilio del mediatore l.-c., sottopone all’alunno una serie di test, per verificarne conoscenze e abilità (utilizzo di testi anche in lingua madre).

L’alunno non frequenta.

Referente di sede per gli alunni stranieri

Alunno

Mediatore l.-c.

Valutazione

Sulla base dei colloqui condotti e dei risultati delle prove d’ingresso, l’alunno viene inserito nella classe ritenuta più idonea.

La referente di sede per gli alunni stranieri comunica alla segreteria la classe di inserimento.

La segreteria perfeziona l’iscrizione.

All’alunno e alla famiglia viene comunicata la classe in cui egli sarà inserito.

Commissione intercultura

(referente di sede per gli alunni stranieri e docente funzione strumentale)

Preside

Responsabile di sede

Segreteria

 

Inserimento

Il referente di sede per gli alunni stranieri passa informazioni e documenti raccolti al coordinatore di classe.

L’alunno viene presentato al coordinatore di classe.

L’alunno comincia a frequentare nella classe stabilita.

Referente di sede per gli alunni stranieri

Coordinatore di classe

Accoglienza

Coordinatore di classe e referente di sede per gli stranieri valutano la possibilità di organizzare attività specifiche di accoglienza nella classe, anche con l’ausilio del mediatore l.-c.

Referente di sede per gli alunni stranieri

Coordinatore di classe

(Mediatore l.-c.)

TEMPO

Da tre giorni a una settimana

 

 

ALUNNI IN SITUAZIONE DI HANDICAP

 

PROCEDURE DALL’ACCOGLIENZA ALL’ORIENTAMENTO

Accoglienza dell’alunno e continuità con la scuola primaria

Per favorire la continuità della progettazione educativa e didattica, nell’ultimo anno di scuola primaria la partecipazione all’incontro finale con l’ASL e con i genitori si apre anche al gruppo di docenti che accoglierà il bambino nell’anno scolastico successivo, rappresentati dal docente referente d’istituto.

Informazioni sul bambino e sul suo percorso formativo nella scuola primaria vengono trasmesse anche durante la riunione tra gli insegnanti della scuola primaria e quelli della scuola secondaria di primo grado programmata nell’ultima parte dell’anno scolastico per presentare tutti gli alunni. I docenti organizzano inoltre per l’alunno una visita all’istituto di inserimento per prepararlo all’impatto con la nuova realtà.

Il passaggio è guidato e documentato dal “Progetto-ponte” condiviso da scuola primaria e secondaria di secondo grado.

FASE DI INSERIMENTO:

  • GUIDA PRATICA / SPIEGAZIONI PARTICOLAREGGIATE TRA INSEGNANTI
  • CONFRONTI SULLE MODALITA' ATTUATIVE E SULLE DIFFICOLTÀ RISPETTO AI BISOGNI DEL SOGGETTO con verifica delle barriere architettoniche, dell’aula e degli spazi per le attività individuali e di piccolo gruppo, considerando la posizione e lo spazio del banco (bambino + insegnante di sostegno/educatore).Si deve tener conto sia dell’obiettivo degli insegnanti  (studio degli spazi e delle strategie) sia dell’obiettivo dell’alunno (accoglienza).
  • Attenzione ai bisogni educativi pratici del bambino, degli spazi e degli atteggiamenti educativi e/o da una guida comportamentale, tenendo conto della giornata tipo, compilando quindi una scaletta degli orari.
  • CREAZIONE DELLE CONDIZIONI DI CONTINUITÀ PER FAVORIRE L’ORIENTAMENTO EDUCATIVO – DIDATTICO DEGLI INSEGNANTI PER L’ALUNNO

VALUTAZIONE CONDIVISA DEGLI APPRENDIMENTI RAGGIUNTI COME INDICAZIONE PER LE VERIFICHE INIZIALI

  • Gli insegnanti dell’alunno preparano una relazione educativo – didattica riferita ad una giornata scolastica – tipo, nella quale si evidenziano gli spazi utilizzati e gli atteggiamenti educativi posti in atto. Ogni spazio sarà descritto nei suoi elementi necessari ad un buon svolgimento dell’attività didattica. Gli atteggiamenti educativi descritti metteranno in evidenza le buone pratiche quotidiane che permettono una efficace relazione educativa con l’alunno.
  • verifica tra i docenti della qualità dei nuovi spazi
  • verifica delle strategie attuabili

 

Alunni Degenti negli Ospedali

 

La legge 440 del 1997 stabilisce una serie di iniziative volte a garantire il diritto all'istruzione per quegli studenti che siano impossibilitati a frequentare la scuola per un periodo superiore a 30 giorni,  a causa della malattia o in quanto sottoposti a cicli di cura periodici, nonché ad assicurare un sereno reinserimento dell'alunno nella classe di appartenenza.

Il nostro Istituto  ha elaborato un progetto di Istruzione Domiciliare, che viene attivato allorquando se ne ravvisi l’esigenza, finalizzato a garantire sempre il diritto alla formazione degli alunni temporaneamente ammalati e a supportare la famiglia, che vive momenti di grave disagio, così da fornire ad entrambi uno specifico supporto.

In particolare il protocollo di I.D. individua come prioritari i seguenti obiettivi:

  • Garanzia contestuale del diritto allo studio e diritto alla salute
  • Sinergia del progetto educativo con quello terapeutico
  • Continua ed efficace comunicazione tra il ragazzo in terapia domiciliare e la scuola di appartenenza (docenti e compagni)
  • Aggiornamento integrato dei docenti, dei genitori, degli alunni, del personale sanitario.

L’attivazione del progetto è subordinata alla presentazione della certificazione sanitaria comprovante la grave patologia e la prevedibile assenza dalle lezioni per periodi superiori ai 30 gg. senza soluzione di continuità (mod.S), nonché della dichiarazione di disponibilità della famiglia dell’alunno a ricevere l’Istruzione Domiciliare (mod.G).

I docenti del Consiglio di classe interessato ed il dirigente scolastico concorderanno con la famiglia gli obiettivi, le finalità, i tempi e le modalità di istruzione in sede domestica, nel pieno rispetto delle esigenze dell’allievo, delle sue condizioni cliniche e delle prescrizioni mediche (mod. P).

 Si prevede di garantire allo studente la presenza domiciliare almeno degli insegnanti di lettere, matematica ed inglese o della classe stessa o di sezione diversa, previo accordo di disponibilità.

 

ISCRIZIONI

La domanda di iscrizione alla scuola statale secondaria  di primo grado “28 maggio 1974” di Manerba d/G viene sottoposta al Dirigente scolastico.

Per delibera del Consiglio d’Istituto del 16/10/2012, il numero massimo di alunni per classe è fissato a 22. I criteri per l’accettazione delle domande sono, in ordine di applicazione (e solo qualora il numero delle richieste superi la disponibilità dei posti):

  1. alunni residenti nei Comuni che sono di pertinenza del plesso
  2. alunni aventi fratelli e sorelle già frequentanti il plesso, per ragioni di organizzazione familiare
  3. alunni che abbiano frequentato la scuola elementare dei Comuni di pertinenza del plesso, per ragioni di continuità
  4. alunni ammessi al Corso ad Indirizzo Musicale (per Padenghe)
  5. alunni residenti in uno degli otto Comuni della Valtenesi
  6. sorteggio

 

 

Normativa degli Organi Collegiali

 

 

 ORGANI DI GOVERNO

Gli organi di governo sono organismi collegiali di gestione delle attività scolastiche che prevedono la partecipazione di rappresentanti delle varie componenti interessate al processo educativo (dirigenza, amministrazione, docenti, genitori). Sono tra gli strumenti che possono garantire il libero confronto fra tutte le componenti scolastiche e il raccordo tra scuola e territorio.

Tutti gli Organi collegiali della scuola si riuniscono in orari non coincidenti con quello delle lezioni.

 

 

Consiglio di istituto

La disciplina del Consiglio d’istituto è contenuta essenzialmente negli art. 8-9-10 del T.U. 297/’94. Anche qui, però, si pongono alcuni problemi di coordinamento con le norme dell’autonomia e con gli accresciuti poteri del dirigente scolastico. Il Consiglio di circolo o d’istituto è così composto:

a) nelle scuole con popolazione scolastica fino a 500 alunni, da 14 membri complessivi: sei rappresentanti del personale insegnante, sei rappresentanti dei genitori degli alunni, un rappresentante del personale A.T.A., il dirigente scolastico;

b) nelle scuole con popolazione scolastica superiore a 500 alunni, da 19 membri così suddivisi: 8 rappresentanti del personale insegnante, 8 rappresentanti dei genitori degli alunni, 2 rappresentanti del personale A.T.A., il dirigente scolastico. Negli istituti di istruzione secondaria superiore e artistica i rappresentanti dei genitori degli alunni sono ridotti, in proporzione con la popolazione scolastica, a tre e a quattro, sostituiti da altrettanti rappresentanti eletti dagli studenti, chiamati a far parte del Consiglio.

Le elezioni dei rappresentanti nei consigli di circolo o di istituto hanno luogo con il sistema proporzionale sulla base di liste di candidati per ciascuna componente. Il Consiglio dura in carica tre anni. Coloro che nel corso del triennio perdono i requisiti di eleggibilità vengono sostituiti da coloro che risultano i primi dei non eletti delle rispettive liste. La rappresentanza studentesca, invece, viene rinnovata annualmente. Possono essere chiamati a partecipare alle riunioni del Consiglio, a titolo consultivo, gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico-psico-pedagogici o di orientamento. Le riunioni hanno luogo in ore non coincidenti con l’orario delle lezioni. Il Consiglio è presieduto da uno dei suoi membri, eletto tra i rappresentanti dei genitori degli alunni. Può essere eletto anche un vicepresidente. Le funzioni di segretario del Consiglio di circolo o di istituto sono affidate dal presidente a un membro del Consiglio stesso.

I compiti del Consiglio di circolo o di istituto sono i seguenti:

- elabora e adotta gli indirizzi generali di gestione di amministrazione (art. 3 del Regolamento dell'autonomia, DPR 8/3/99 n. 275);

- fissa i programmi generali per l'offerta educativa;

- fissa i criteri per la programmazione delle visite guidate e dei viaggi di istruzione;

- adotta il Piano dell'offerta formativa;

- fissa i criteri per la programmazione e l'attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche ed extrascolastiche, con particolare riguardo ai corsi di recupero e di sostegno e alle libere attività complementari;

- indica, sentito il parere del collegio dei docenti, i criteri generali per la formazione delle classi e per l'assegnazione a esse dei singoli docenti (materia nella quale la decisione finale spetta al dirigente scolastico);

- delibera sulle misure per la prevenzione delle tossicodipendenze e per l'educazione sanitaria e alla salute;

- stabilisce le sanzioni disciplinari da adottare, nel rispetto delle norme contenute nello Statuto delle studentesse e degli studenti, da inserire nel regolamento interno;

- adotta il Regolamento interno del circolo o dell'istituto, che deve, fra l'altro, stabilire le modalità per il funzionamento della biblioteca, per l'uso delle attrezzature didattiche e sportive, per la vigilanza degli alunni durante l'ingresso e la permanenza nella scuola nonché durante l'uscita dalla medesima, per la partecipazione del pubblico alle sedute del Consiglio;

- decide l'acquisto, il rinnovo e la conservazione delle attrezzature tecnico-scientifiche e dei sussidi didattici, compresi quelli audio-televisivi e le dotazioni librarie;

- decide l'acquisto dei materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni;

- adatta il calendario scolastico alle esigenze ambientali, anche in base alle facoltà concesse dall'attribuzione dell'autonomia scolastica;

- delibera la partecipazione del circolo o dell'istituto ad attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo.

Il Consiglio di circolo o di istituto elegge nel suo seno una giunta esecutiva, composta da un docente, da un rappresentante del personale ATA e da due genitori (negli istituti di istruzione secondaria superiore e artistica la rappresentanza è di un genitore e uno studente). Della giunta fanno parte di diritto il dirigente scolastico, che la presiede e ha la rappresentanza del circolo o dell’istituto, e il direttore dei servizi generali e amministrativi, che svolge anche funzioni di segretario della giunta stessa. La giunta esecutiva predispone il bilancio preventivo e il conto consuntivo, prepara i lavori del Consiglio di circolo o di istituto, fermo restando il diritto di iniziativa del Consiglio stesso, e cura l’esecuzione delle relative delibere.

L’esperienza maturata, soprattutto dopo l’introduzione dell’autonomia, ha dimostrato che non è facile nei fatti armonizzare le attribuzioni del consiglio di istituto riguardo all’impiego dei mezzi finanziari con le competenze che, nell’ambito della funzione amministrativa, spettano al dirigente scolastico in ordine all’amministrazione, gestione del bilancio e dei beni, definizione e stipula dei contratti di prestazione d’opera. Qui, come in altri casi, è urgente un intervento legislativo per una chiara ripartizione di competenze tra consiglio d’istituto e dirigente scolastico.

E’ inoltre importante, specie in questa fase di transizione verso un nuovo modello di consiglio di istituto in cui la componente docente è destinata, sotto più di un profilo, ad essere ridimensionata, che gli insegnanti sappiano rivendicare il loro specifico professionale senza abdicare al loro fondamentale ruolo propositivo in materia didattica ed educativa. Il dirigente scolastico deve fare in modo che le proposte del collegio dei docenti, per tutte le materie di sua competenza, vengano formulate prima delle relative adunanze del Consiglio d’Istituto. I docenti membri debbono inoltre ricordare che sono presenti in Consiglio d’Istituto in quanto rappresentanti del Collegio, e non a titolo personale o in quanto rappresentanti di componenti politiche, e pertanto debbono curare che ci sia rispondenza tra proposte del Collegio e delibere del Consiglio d’Istituto. 

Ai sensi dell'articolo 43 comma 1 D.lgs. 297/94 gli atti del consiglio di circolo o di istituto sono pubblicati in apposito albo della scuola. L'affissione all'albo avviene entro il termine di otto giorni dalla seduta del consiglio; la copia della deliberazione deve essere esposta per un periodo di 10 giorni (circolare ministeriale 105/1975). Non sono soggetti a pubblicazione gli atti e le deliberazioni concernenti singole persone, salvo contraria richiesta dell'interessato. La pubblicità è da intendersi riferita agli atti terminali deliberati dal consiglio con esclusione quindi delle sedute, dell'attività e degli atti preparatori (circolare tel. 69/1975). Nulla è detto invece per la pubblicità degli atti del collegio dei docenti.

In presenza di un interesse qualificato è possibile richiedere la copia del verbale avanzando alla scuola una richiesta di accesso all'atto ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, con il pagamento di € 0,26  per una o due fotocopie o di € 0,52 per tre o quattro fotocopie e così via. La commissione per l'accesso, costituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri, con parere del 31 dicembre 1995 ha stabilito chenon si giustifica la sottrazione all'accesso per ragioni di riservatezza di tutti i verbali delle sedute di organi collegiali in quanto trattasi di documenti che non contengono necessariamente notizie rientranti tra quelle per le quali l'articolo 8, comma 5 del Dpr 352/1992 tutela la riservatezza”.

 

D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352 (1).

Regolamento per la disciplina della modalità di esercizio e dei casi
di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi,
in attuazione dell’articolo 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241,
recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi

Art. 8
(Disciplina dei casi di esclusione)

1. Le singole amministrazioni provvedono all'emanazione dei regolamenti di cui all'art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, con l'osservanza dei criteri fissati nel presente articolo.

2. I documenti non possono essere sottratti all'accesso se non quando essi siano suscettibili di recare un pregiudizio concreto agli interessi indicati nell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241. I documenti contenenti informazioni connesse a tali interessi sono considerati segreti solo nell'ambito e nei limiti di tale connessione. A tale fine, le amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche l'eventuale periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all'accesso.

3. In ogni caso i documenti non possono essere sottratti all'accesso ove sia sufficiente far ricorso al potere di differimento.

4. Le categorie di cui all'art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, riguardano tipologie i atti individuati con criteri di omogeneità indipendentemente dalla loro denominazione specifica.

5. Nell'ambito dei criteri di cui ai commi 2, 3 e 4, i documenti amministrativi possono essere sottratti all'accesso:

a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate dall'art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla loro divulgazione possa derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla difesa nazionale, nonché all'esercizio della sovranità nazionale e alla continuità e alla correttezza delle relazioni internazionali, con particolare riferimento alle ipotesi previste nei trattati e nelle relative leggi di attuazione;

b) quando possa arrecarsi pregiudizio ai processi di formazione, di determinazione e di attuazione della politica monetaria e valutaria;

c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela dell'ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della criminalità con particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, nonché all'attività di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini;

d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all'amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono. Deve comunque essere garantita ai richiedenti la visione degli atti dei procedimenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i loro stessi interessi giuridici.

(1) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio 1992, n. 177.

 

 

 


 Collegio dei Docenti

 

In attesa di un provvedimento di riforma sempre annunciato e mai varato gli organi collegiali interni ad ogni singola istituzione scolastica restano ancora disciplinati dal Titolo I della Parte I del Testo Unico in materia di istruzione (D.Lgs. 16.4.1994) così come integrato e modificato da successivi provvedimenti normativi.
 

 L’introduzione dell’autonomia scolastica ha tuttavia inciso non poco sui compiti di tali organi, tenuti ad garantirne l’efficacia “nel quadro delle norme che ne definiscono competenze e composizione”(art. 16 comma 1 del regolamento dell’autonomia approvato con D.P.R. 8.3.1999 n. 275). Peraltro la stessa disposizione normativa recita che Il dirigente scolastico esercita le funzioni di cui al decreto legislativo 6 marzo 1998, n. 59, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali.(comma 2).

Nella pratica tuttavia non mancano problemi interpretativi e fattispecie complesse, non facili da risolvere, essendo oggettivamente difficile distinguere, in talune situazioni, le attività di gestione e di organizzazione, proprie del dirigente scolastico, da quelle di contenuto educativo-didattico, di pertinenza degli organi collegiali e particolarmente del collegio dei docenti. 

Il collegio dei docenti, tra gli organi collegiali della scuola, è quello che ha la responsabilità dell’impostazione didattico-educativa, in rapporto alle particolari esigenze dell’istituzione scolastica e in armonia con le decisioni del consiglio di circolo o di istituto. Esso mantiene competenza esclusiva per quanto attiene agli aspetti pedagogico-formativi e all’organizzazione didattica e, concorre, comunque, con autonome deliberazione alle attività di progettazione a livello d’istituto e di programmazione educativa e didattica, mentre il consiglio di circolo o di istituto ha prevalenti competenze economico-gestionali (vedi ad es. l’approvazione del bilancio preventivo e del conto consuntivo e l’elaborazione dei criteri per l’impiego dei mezzi finanziari e per l’organizzazione generale del servizio scolastico).

Le competenze del collegio dei docenti, fino alla riforma degli organi collegiali, risultano da una combinata lettura dell’art. 7 del T.U. 297/’74, di successivi provvedimenti normativi e delle disposizioni del CCNL. Nel rispetto della libertà d’insegnamento costituzionalmente garantita a ciascun docente, il collegio ha potere deliberante in ordine alla didattica e particolarmente su:

a)  l’elaborazione del Piano dell’offerta formativa (art. 3 del D.P.R. 08.03.1999, n. 275);

b)   l’adeguamento dei programmi d’insegnamento alle particolari esigenze del territorio e del coordinamento disciplinare (art. 7 comma 2 lett. a) T.U.);

c)   l’adozione delle iniziative per il sostegno di alunni handicappati e di figli di lavoratori stranieri(art. 7 comma 2 lett. T.U.) e delle innovazioni sperimentali di autonomia relative agli aspetti didattici dell’organizzazione scolastica(art. 2, comma 1 DM 29.05.1999 n. 251, come modificato dal DM. 19.07.1999 n. 178);

d)  la redazione del piano annuale delle attività di aggiornamento e formazione (art. 13 del CCNI 31.08.1999);

e) la suddivisione dell’anno scolastico in trimestri o quadrimestri, ai fini della valutazione degli alunni (art. 7 comma 2 lett. c T.U., art. 2 OM 134/2000);

f)   l’adozione dei libri di testo, su proposta dei consigli di interclasse o di classe, e la scelta dei sussidi didattici (art. 7 comma 2 lett. e T.U.);

g)  l’approvazione, quanto agli aspetti didattici, degli accordi con reti di scuole (art. 7 comma 2 D.P.R. 08.03.1999 n. 275);

h)  la valutazione periodica dell’andamento complessivo dell’azione didattica (art. 7 comma 2 lett. d T.U.);

i)   lo studio delle soluzioni dei casi di scarso profitto o di irregolare comportamento degli alunni, su iniziativa dei docenti della rispettiva classe e sentiti, eventualmente, gli esperti (art. 7 comma 2 lett. o T.U.);

j)   la valutazione dello stato di attuazione dei progetti per le scuole situate nelle zone a rischio (art. 4 comma 12 CCNI 31.08.1999);

k)  l’identificazione e attribuzione di funzioni strumentali al P.O.F. (art. 28 del CCNL 26.05.1999 e art. 37 del CCNI 31.08.1999), con la definizione dei criteri d’accesso, della durata, delle competenze richieste, dei parametri e delle cadenze temporali per la valutazione dei risultati attesi;

l)  la delibera, nel quadro delle compatibilità con il P.O.F. e delle disponibilità finanziarie, sulle attività aggiuntive di insegnamento e sulle attività funzionali all’insegnamento (art. 25 CCNL).

Formula inoltre proposte e/o pareri:

a)   sui criteri per la formazione delle classi, l’assegnazione dei docenti e sull’orario delle lezioni (art. 7 comma 2 lett. b T.U.);

b)   su iniziative per l’educazione alla salute e contro le tossicodipendenze (art. 7 comma 2 lett. q T.U.);

c)   sulla sospensione dal servizio di docenti quando ricorrano particolari motivi di urgenza (art. 7 comma 2 lett. p T.U.).

Il collegio elegge infine nel suo seno i docenti che fanno parte del comitato di valutazione del servizio del personale docente e, come corpo elettorale, i suoi rappresentanti nel consiglio di circolo o di istituto.

Essendo state sottratte al collegio dei docenti le competenze "gestionali" in senso stretto, non compete più ad esso la scelta dei collaboratori intesi come staff della dirigenza scolastica per specifici compiti di gestione e di organizzazione (cm 30.8.2000 n. 205). La nomina di collaboratori è quindi una prerogativa del dirigente scolastico, mentre al collegio compete la nomina dei responsabili delle funzioni strumentali e, eventualmente, di altre figure che operino solo sul versante educativo e didattico e non su quello della gestione.

Il collegio dei docenti è composto da tutti i docenti in servizio nel circolo o nell’istituto ed è presieduto dal dirigente scolastico; ne fanno parte anche i supplenti temporanei, limitatamente alla durata della supplenza, nonché i docenti di sostegno che assumono la contitolarità delle sezioni o delle classi in cui operano.

Nel caso di aggregazioni di più scuole secondarie superiori di diverso ordine e tipo, di sezioni staccate e di sedi coordinate, nonché dei c.d. istituti comprensivi (o verticalizzati) derivanti dall’aggregazione di scuole di diverso ordine e tipo in un’unica scuola, viene costituito un unico collegio articolato in tante sezioni quante sono le scuole presenti nella nuova istituzione (T.U. art. 7 comma 1 coordinato con artt. 6 e 7 del D.P.R. 2 marzo 1998 n. 157). Per alcune questioni esso sarà riunito nella totalità delle sue sezioni, mentre per altre, riferite alla singola scuola, il dirigente scolastico riunirà separatamente le diverse sezioni.

Il nuovo CCNL all’art. 29 comma 3 precisa che  le attività di carattere collegiale dei docenti sono di due tipi, una di pertinenza propria del collegio dei docenti (riunioni del collegio, ivi compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento alle attività educative nelle scuole dell’infanzia e nelle istituzioni educative), l’altra attinenti ai lavori dei consigli di classe. Per entrambe le tipologie è previsto un impegno fino ad un massimo di 40 ore annue

Il collegio si riunisce ogni volta che il dirigente scolastico lo ritenga necessario o quando un terzo dei componenti ne faccia richiesta, e comunque, almeno una volta per ogni trimestre o quadrimestre. Le riunioni del Collegio hanno luogo in ore non coincidenti con l’orario di lezione. Le funzioni di segretario del collegio sono attribuite dal capo d’istituto ad uno dei collaboratori. Riguardo le deliberazioni le disposizioni da prendere a riferimento sono rinvenibili nell’art.37 del T.U. che prevede al comma 2 unquorum costitutivo (o strutturale) : per la valida costituzione in adunanza è richiesta la presenza di almeno la metà più uno dei componenti in carica e comma 3  unquorum deliberativo (o funzionale): affinché il collegio, validamente costituitosi in adunanza, possa poi positivamente adottare una deliberazione, è necessario che quest’ultima ottenga la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi. In caso di parità, prevale il voto del presidente.

In mancanza di regole normative esplicite, l’indirizzo interpretativo prevalente (sia in dottrina, sia in giurisprudenza) ritiene che gli astenuti incidono sul calcolo del quorum strutturale contribuendo a formare il numero dei partecipanti all’adunanza ma non sul computo del quorum funzionale, esattamente come accade nel caso in cui vi siano voti nulli.

Di conseguenza,una delibera è da considerare approvata quando riporta voti a favore pari alla metà più uno del totale di coloro che hanno concretamente e validamente espresso il voto (positivo o negativo), esclusi gli astenuti.

L’allontanamento di persone durante le votazioni non ha incidenza sul quorum funzionale. Colui che partecipa all’adunanza e poi si assenta al momento della votazione, per ciò stesso non esprime un voto valido (positivo o negativo) di cui si possa tener conto. Riguardo il quorum strutturale la constatazione della validità della seduta ad inizio seduta fa presumere la presenza del numero legale, salvo verifica contraria prima però della votazione.

 

LA VERBALIZZAZIONE

La manifestazione di volontà dell’organo collegiale deve essere documentata mediante la redazione del processo verbale della seduta. La redazione del processo verbale può essere legittimamente fatta sulla scorta di appunti che siano stati trascritti durante lo svolgimento della seduta e, perciò, successivamente alla seduta stessa. La lettura e l’approvazione del verbale della seduta, infatti, costituiscono adempimenti che possono essere assolti non necessariamente nel corso della stessa adunanza, ma anche nell’adunanza successiva (Cons. Stato – Sez. VI – 9 gennaio 1997, n. 1).

Pertanto, le correzioni del verbale portato all’approvazione dei componenti nella seduta successiva, vanno inserite nel verbale della seduta di approvazione del verbale medesimo, che, conseguentemente, andrà corretto secondo le indicazioni di coloro che non hanno riconosciuto corretta la verbalizzazione.

Il verbale è l’unico mezzo attraverso il quale la deliberazione collegiale può essere conosciuta all’esterno e attraverso il quale ne può essere provata l’esistenza. Esso, in particolare, non potrebbe essere sostituito da dichiarazioni postume rese dai componenti del collegio.

I verbali vanno trascritti da chi svolge le funzioni di segretario dell’organo collegiale su appositi registri a pagine numerate (C.M. 177 del 4.8.1975 prot. 2571). Il verbale redatto e firmato dal solo segretario e non anche dal presidente, è pienamente valido (Cons. Stato – Sez. IV dec. 323 del 22.5.1968)  e fa prova fino a querela di falso(Cons. Stato – Sez. IV dec. 454 del 6.7.1982),  da sollevare di fronte all’autorità giudiziaria ordinaria (Cons. Stato – Sez. IV dec. 600 del 27.10.1965). 

Nel procedere alla verbalizzazione della seduta di un organo collegiale non è necessario che siano indicate e trascritte minuziosamente le opinioni espresse dai singoli soggetti intervenuti nella discussione, ma è sufficiente che siano riportate, anche in maniera stringata e sintetica, tutte le attività ed operazioni compiute.(Cons. Stato - Sez. IV- 25 luglio 2001, n. 4074). Ogni singolo membro dell’organo collegiale può tuttavia richiedere che sue dichiarazioni siano riportate a verbale. Tale facoltà serve non solo a far sì che la verbalizzazione sia completa, ma altresì a tutelare il membro dissenziente da rischi di responsabilità civile e penale derivanti da delibere illegittime.

Per prevenire contestazioni, il collegio può, con proprio regolamento o con deliberaad hoc, servirsi di un registratore (nota MPI Ufficio Decreti Delegati 1430/82) e in presenza di delibere particolarmente importanti ricorrere alla verbalizzazione immediata.

In presenza di un interesse qualificato, è possibile richiedere la copia del verbale avanzando alla scuola una richiesta di accesso all'atto ai sensi della Legge 7 agosto 1990 n. 241, con il pagamento di € 0,26 per una o due fotocopie o di € 0,52 per tre o quattro fotocopie e così via. La commissione per l'accesso costituita presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, con parere del 31 dicembre 1995, ha stabilito che“non si giustifica la sottrazione all'accesso per ragioni di riservatezza di tutti i verbali delle sedute di organi collegiali, in quanto trattasi di documenti che non contengono necessariamente notizie rientranti tra quelle per le quali l'articolo 8, comma 5 del D.P.R. 352/1992 tutela la riservatezza”.

Per prevenire contestazioni e abusi, è bene richiedere l’uso di un registratore (è facoltà dell’organo decidere in tal senso, secondo nota MPI Ufficio Decreti Delegati 1430/82) e, in presenza di delibere particolarmente importanti, esigere la verbalizzazione immediata.

Va detto,infine, che, per costante giurisprudenza, i vizi della verbalizzazione non necessariamente comportano vizi dell’atto dell’organo collegiale (Cons. Stato, sez. VI, 13.02.1998, n. 166), e che la verbalizzazione integrale delle sedute non è necessaria purché risultino elementi che consentano di ritenere conforme a legge l’ iter seguito.

 

Riflessioni e spunti per un regolamento del collegio dei docenti

Rivendicare la propria professionalità e assumersi un ruolo da protagonisti all'interno delle istituzioni scolastiche significa anche impegnarsi attivamente affinché il collegio dei docenti non sia di fatto esautorato delle sue funzioni e ridotto ad un ruolo di mera ratifica notarile di decisioni prese altrove.

Agire in conseguenza a tali premesse potrà forse essere causa di maggior dispendio di energia e di tempo per documentarsi ma sono sforzi necessari qualora si intenda contrastare, sia come singoli che come categoria professionale, la deriva impiegatizia del nostro lavoro.

Invitiamo pertanto i colleghi a prestare la massima attenzione nel momento delle delibere collegiali e a farsi promotori nelle loro scuole, nel pieno rispetto della normativa vigente sull'autonomia e sugli organi collegiali,  dell'approvazione di un regolamento del collegio dei docenti, considerato che una gestione assemblearistica e inconcludente delle riunioni del collegio, pone spesso le premesse per una delega in bianco delle decisioni al dirigente o ad altri gruppi di potere all’interno delle istituzioni scolastiche.

Forniamo qui uno schema di regolamento, liberamente adattabile alle esigenze delle singole scuole, frutto di una riflessione dei colleghi della Gilda degli insegnanti di Milano e di una successiva rielaborazione della Gilda degli insegnanti di Napoli

 

CONVOCAZIONE

Il collegio dei docenti è, in via ordinaria, convocato con circolare del dirigente scolastico notificata ai singoli docenti 10 giorni prima della data della riunione

Laddove possibile la circolare è accompagnata da proposte di delibere da sottoporre al collegio preparate dal dirigente scolastico, dalle commissioni espresse dal collegio stesso, da singoli gruppi di docenti.

 

ORDINE DEL GIORNO

 Entro le prime due riunioni il collegio docenti stabilisce il piano annuale delle riunioni ordinarie del collegio sulla base del monte ore previsto dal contratto nazionale.

L’ordine del giorno per tutte le riunioni viene predisposto dal dirigente scolastico, tenendo conto del piano annuale, delle esigenze di servizio, di eventuali delibere di inserimento all’o.d.g. di precedenti collegi, di proposte dei gruppi di lavoro di docenti, delle richieste di un terzo dei suoi componenti.

 

MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLE PROPOSTE

Le proposte iniziali, quelle di rettifica e quelle alternative dovranno fornire le seguenti indicazioni:

1)  punto all’ o.d.g. a cui esse si riferiscono

2) nome del relatore proponente ed eventuali sostenitori della proposta

3)  specificazione degli obiettivi che si intendono raggiungere

4) procedure di attuazione della proposta  con indicazione dei tempi e delle risorse.

 

DISCUSSIONE PRELIMINARE E PUBBLICAZIONE

 I singoli docenti cinque giorni prima della data di convocazione del collegio possono far pervenire al dirigente scolastico delle proposte indicando se trattasi di proposte in rettifica o in alternativa alle precedenti.

Il dirigente scolastico, nel caso di presenza di più proposte su un singolo argomento all’ordine del giorno, può convocare i diversi relatori interessati invitandoli ad una eventuale elaborazione di un’unica proposta. Qualora tale tentativo di composizione non possa realizzarsi i relatori presenteranno separatamente al collegio le proposte.

Due giorni prima della data di convocazione del collegio tutte le proposte pervenute saranno disponibili in sala docenti ed ai docenti stessi è permesso averne copia.

 

DIBATTITO COLLEGIALE

1) Il dirigente scolastico in qualità di presidente del collegio effettua le sue comunicazioni ad inizio di seduta nel tempo di 15 minuti.

I successivi interventi del dirigente scolastico saranno contenuti nei tempi e nelle modalità previsti dai punti 2) e 3). Il dirigente scolastico potrà inoltre intervenire brevemente per richiamo al regolamento in qualità di moderatore.

2)  Ogni relatore illustra la proposta nel tempo massimo di 5 minuti.

3) Il dirigente scolastico coordina gli interventi al dibattito. Ogni docente può effettuare brevi interventi di 2 minuti. Nell’intervento specificherà se trattasi:

a) di richieste di chiarimenti

b) di proposte in rettifica o in alternativa

c) di proprio parere a sostegno o rifiuto della proposta.

4)  Il relatore al termine degli interventi ha diritto di replica per un tempo massimo di 3 minuti. In tale intervento il relatore può manifestare la volontà di far proprie le proposte di rettifica o rifiutarle.

 

VOTAZIONI

Il dirigente scolastico in qualità di presidente del collegio mette ai voti tutte le proposte pervenute.

I relatori di proposte, prima dell’inizio delle votazioni, hanno facoltà di ritirare le proprie proposte. Il dirigente scolastico mette in votazione le proposte rimaste chiedendo di esprimere dapprima il voto favorevole, poi il voto contrario e infine l’astensione

Se su un singolo argomento su cui deliberare esiste una sola proposta, viene votata la singola proposta e approvata con la maggioranza dei votanti.

Se su un singolo argomento esistono più di due proposte il Dirigente scolastico mette ai voti tutte le proposte. Se nessuna delle proposte durante la votazione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei votanti mette ai voti successivamente in alternativa le sole due proposte che hanno avuto il maggior numero dei voti, risulterà approvata la proposta che alla fine viene votata dalla maggioranza dei votanti.

 

AGGIORNAMENTO COLLEGIO

La durata massima di una riunione del collegio docenti è di quattro ore.

Nel caso di mancato esaurimento dell’ordine del giorno entro l’ora prevista il collegio può decidere se continuare i lavori oppure di aggiornarsi al giorno successivo o ad altra data.

 

CONVOCAZIONE STRAORDINARIA

Il dirigente scolastico, per sopravvenute e urgenti esigenze di servizio può convocare il collegio ad horas con un preavviso comunque non inferiore alle 24 ore. Le proposte di accompagnamento all’ordine del giorno in tal caso hanno carattere informativo e i docenti nell’ambito del dibattito collegiale potranno presentare tutte le proposte necessarie.

 

VERBALIZZAZIONE

La redazione del verbale avrà carattere sintetico. Saranno riportate le proposte, i risultati delle votazioni e le delibere approvate. Il contenuto degli interventi non sarà riportato tranne il caso che l’intervenuto chieda espressamente la messa a verbale di specifiche frasi.

Il verbale viene votato per approvazione nella seduta successiva del collegio.

La copia del verbale da approvare viene affissa in sala docenti almeno tre giorni prima della riunione del Collegio per assolvere alla visione e alla lettura. Osservazioni sul verbale vengono avanzate in sede di approvazione dello stesso, tramite dichiarazione scritta che verrà letta e approvata.

 

 

 

Consiglio di classe

Ai sensi degli art. 5-6 T.U. 297/’94, il Consiglio di interclasse nelle scuole elementari, che prende il nome di consiglio di intersezione nelle scuole materne, e il Consiglio di classe negli istituti secondari sono così composti:

a) nella scuola materna, dai docenti dei gruppi di classi dello stesso plesso, b) nella scuola elementare, dai docenti di classi parallele o dello stesso ciclo, c) nella scuola secondaria, dai docenti di ogni singola classe. Rientrano nella composizione del consiglio anche i docenti di sostegno. Fanno altresì parte del consiglio:

- nella scuola materna ed elementare, un rappresentante eletto dai genitori degli alunni per ciascuna delle sezioni o delle classi interessate;

- nella scuola media, quattro rappresentanti eletti dai genitori degli alunni per ciascuna classe;

- nella scuola secondaria superiore, due rappresentanti eletti dai genitori e due rappresentanti degli alunni;

- nei corsi serali per lavoratori studenti, tre rappresentanti eletti dagli studenti.

Le elezioni dei rappresentanti dei genitori e degli alunni hanno luogo per ciascuna componente sulla base di un’unica lista comprendente tutti gli elettori della classe.

I consigli di classe o di interclasse sono presieduti dal dirigente scolastico, che attribuisce le funzioni di segretario verbalizzante ad uno dei docenti membri del consiglio stesso. Per prassi consolidata, non prevista dal T.U., i capi d’istituto nominano per tutto l’anno un docente coordinatore, incaricandolo di presiedere in loro vece il consiglio, nonché un docente segretario. Tali funzioni debbono essere formalizzate con lettera d’incarico e vanno ritenute attività aggiuntive e come tali retribuibili con il fondo dell’istituzione scolastica.

I consigli si riuniscono in ore non coincidenti con l’orario di lezione, col compito di formulare al collegio dei docenti proposte in ordine all'azione educativa e didattica e ad iniziative di sperimentazione nonché agevolare ed estendere i rapporti reciproci tra docenti, genitori ed alunni. Le competenze relative al coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari nonché alla valutazione periodica e finale degli alunni spettano ai consigli con la sola presenza dei docenti.

 

 

 

Assemblee dei genitori

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297

Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione

Sezione II - Assemblee degli studenti e dei genitori

Art. 12 - Diritto di assemblea

1. Gli studenti della scuola secondaria superiore e i genitori degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado hanno diritto di riunirsi in assemblea nei locali della scuola, secondo le modalità previste dai successivi articoli.

Art. 13 - Omissis

Art. 14- Omissis

Art. 15 - Assemblee dei genitori

1. Le assemblee dei genitori possono essere di sezione, di classe o di istituto.
2. I rappresentanti dei genitori nei consigli di intersezione, di interclasse o di classe possono esprimere un comitato dei genitori del circolo o dell'istituto.
3. Qualora le assemblee si svolgano nei locali del circolo o istituto, la data e l'orario di svolgimento di ciascuna di esse debbono essere concordate di volta in volta con il direttore didattico o preside.
4. Nel caso previsto dal comma 3 l'assemblea di sezione o di classe è convocata su richiesta dei genitori eletti nei consigli di intersezione, di interclasse o di classe; l'assemblea di istituto è convocata su richiesta del presidente dell'assemblea, ove sia stato eletto, o della maggioranza del comitato dei genitori, oppure qualora la richiedano cento genitori negli istituti con popolazione scolastica fino a 500, duecento negli istituti con popolazione scolastica fino a 1000, trecento negli altri.
5. Il direttore didattico o il preside, sentita la giunta esecutiva del consiglio di circolo o di istituto, autorizza la convocazione e i genitori promotori ne danno comunicazione mediante affissione di avviso all'albo, rendendo noto anche l'ordine del giorno. L'assemblea si svolge fuori dell'orario delle lezioni.
6. L'assemblea dei genitori deve darsi un regolamento per il proprio funzionamento che viene inviato in visione al consiglio di circolo o di istituto.
7. In relazione al numero dei partecipanti e alla disponibilità dei locali, l'assemblea di istituto può articolarsi in assemblee di classi parallele.
8. All'assemblea di sezione, di classe o di istituto possono partecipare con diritto di parola il direttore didattico o il preside e i docenti rispettivamente della sezione, della classe o dell'istituto.

 

 

 

 

Statuto degli Studenti

"Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria"

 

 

DPR 24 giugno 1998, n. 249

 

Regolamento recante lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria

(in GU 29 luglio 1998, n. 175)

 

modificato dal

DPR 21 novembre 2007, n. 235

Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria

(in GU 18 dicembre 2007, n. 293)

 

(N.B. Le modifiche introdotte dal DPR 21/11/2007, n.235 sono evidenziate con carattere sottolineato)

 

 

Art. 1 (Vita della comunità scolastica)

1. La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.

 

2. La scuola è una comunità di dialogo,  di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici  e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza,  la realizzazione del  diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia fatta a New York il 20 novembre 1989 e con i principi generali dell'ordinamento italiano.

 

3. La comunità scolastica, interagendo con la più ampia comunità civile e sociale di cui è parte, fonda il suo progetto e la sua azione educativa sulla qualità delle relazioni

 

insegnante-studente, contribuisce allo sviluppo della personalità dei giovani, anche attraverso l'educazione alla consapevolezza e alla valorizzazione dell'identità di genere, del loro senso di  responsabilità e della loro autonomia individuale e persegue il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali adeguati all’evoluzione delle conoscenze e all’inserimento nella vita attiva.

 

4. La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di  espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul  rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale

 

 

 

Art. 2 (Diritti)

 

1. Lo studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l'orientamento, l'identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee.  La scuola persegue la continuità dell'apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli  studenti,  anche attraverso un'adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste,  di sviluppare temi  liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome.

 

2. La comunità scolastica promuove la solidarietà tra i suoi componenti e tutela il diritto dello studente alla riservatezza.

 

3. Lo studente ha diritto di essere informato sulle decisioni e sulle norme che regolano la vita della scuola

 

4. Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. I dirigenti scolastici e i docenti, con le modalità previste dal regolamento di istituto, attivano con gli  studenti  un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici,  di  organizzazione della scuola, di criteri  di  valutazione, di scelta dei libri e del  materiale didattico. Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva,  volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti  di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.

 

5. Nei casi in cui una decisione influisca in modo rilevante sull'organizzazione della scuola gli  studenti  della scuola secondaria superiore, anche su loro richiesta,  possono essere chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione. Analogamente negli stessi casi  e con le stesse modalità possono essere consultati gli studenti della scuola media o i loro genitori.

 

6. Gli studenti hanno diritto alla libertà di apprendimento ed esercitano autonomamente il diritto di  scelta tra le attività curricolari  integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola. Le attività didattiche curricolari e le attività aggiuntive facoltative sono organizzate secondo tempi e modalità che tengono conto dei ritmi  di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti.

 

7. Gli studenti stranieri hanno diritto al rispetto della vita culturale e religiosa della comunità alla quale appartengono. La scuola promuove e favorisce iniziative volte all'accoglienza e alla tutela della loro lingua e cultura e alla realizzazione di attività interculturali.

 

8. La scuola si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per assicurare:

a) un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona e un servizio educativo-didattico di qualità;

b) offerte formative aggiuntive e integrative, anche mediante il sostegno di iniziative liberamente assunte dagli studenti e dalle loro associazioni;

c) iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonché per la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica;

d) la salubrità e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tutti gli studenti, anche con handicap;

e) la disponibilità di un'adeguata strumentazione tecnologica;

f) servizi di sostegno e promozione della salute e di assistenza psicologica.

 

9. La scuola garantisce e disciplina nel proprio regolamento l'esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a livello di classe, di corso e di istituto.

 

10. I regolamenti delle singole istituzioni garantiscono e disciplinano l'esercizio del diritto di associazione all'interno della scuola secondaria superiore, del diritto degli studenti singoli e associati a svolgere iniziative all'interno della scuola, nonché l'utilizzo di locali da parte degli studenti e delle associazioni di cui fanno parte. I regolamenti delle scuole favoriscono inoltre la continuità del legame con gli ex studenti e con le loro associazioni.

 

 

 

Art. 3 (Doveri)

 

1. Gli studenti sono tenuti a frequentare regolarmente i corsi e ad assolvere assiduamente agli impegni di studio.

2. Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d'istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei  loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi.

3. Nell'esercizio dei loro diritti e nell'adempimento dei loro doveri gli studenti sono tenuti a mantenere un comportamento corretto e coerente con i principi di cui all'art.1.

4. Gli studenti sono tenuti ad osservare le disposizioni organizzative e di sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti.

5. Gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni al patrimonio della scuola.

6. Gli studenti condividono la responsabilità di rendere accogliente l'ambiente scolastico e averne cura come importante fattore di qualità della vita della scuola.

 

 

Art. 4 (Disciplina)

 

1. I regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano i comportamenti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell'articolo 3, al relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati. corretto svolgimento dei rapporti all'interno della comunità scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati.

2. I provvedimenti  disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al  ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.

3. La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari  senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al  comportamento può influire sulla valutazione del profitto.

4. In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalità.

5. Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e  ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano. Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.

6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono adottati dal consiglio di classe. Le sanzioni che comportano l’allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l’esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all’esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal consiglio di istituto

7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori ai quindici giorni.

8. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunità scolastica. Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all’inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.

9. L'allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumità delle persone. In tale caso, in deroga al limite generale previsto dal comma 7, la durata dell'allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo.  Si applica, per quanto possibile, il disposto del comma 8.

9-bis. Con riferimento alle fattispecie di cui al comma 9, nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un inserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico.

9-ter. Le sanzioni disciplinari  di  cui  al comma 6 e seguenti possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l'infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dello studente incolpato

10. Nei casi in cui l'autorità giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva  rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro nella comunità scolastica di appartenenza, allo studente è consentito di iscriversi, anche in corso d'anno, ad altra scuola

11. Le sanzioni per le mancanze disciplinari commesse durante le sessioni d'esame sono inflitte dalla commissione di esame e sono applicabili anche ai candidati esterni.

 

Art. 5 (Impugnazioni)

 

1. Contro le sanzioni disciplinari è ammesso ricorso, da parte di chiunque vi abbia interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un apposito organo di garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti delle singole istituzioni scolastiche, del quale fa parte almeno un rappresentante eletto dagli studenti nella scuola secondaria superiore e dai genitori nella scuola media, che decide nel termine di dieci giorni. Tale organo, di norma, è composto da un docente designato dal consiglio di istituto e, nella scuola secondaria superiore, da un rappresentante eletto dagli studenti e da un rappresentante eletto dai genitori, ovvero, nella scuola secondaria di primo grado da due rappresentanti eletti dai genitori, ed è presieduto dal dirigente scolastico.

2. L'organo di garanzia di cui al comma 1 decide, su richiesta degli studenti della scuola secondaria superiore o di chiunque vi  abbia interesse, anche sui conflitti che sorgano all'interno della scuola in merito all'applicazione del presente regolamento.

3. Il Direttore dell'ufficio scolastico regionale, o un dirigente da questi delegato, decide in via definitiva sui reclami proposti  dagli  studenti  della scuola secondaria superiore o da chiunque vi  abbia interesse, contro le violazioni del presente regolamento, anche contenute nei regolamenti degli istituti. La decisione è assunta previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale composto per la scuola secondaria superiore da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore designati nell'ambito della comunità scolastica regionale, e presieduto dal Direttore dell'ufficio scolastico regionale o da un suo delegato. Per la scuola media in luogo degli studenti sono designati altri due genitori.

 

4. L'organo di garanzia regionale, nel verificare la corretta applicazione della normativa e dei regolamenti, svolge la sua attività istruttoria esclusivamente sulla base dell'esame della documentazione acquisita o di  eventuali memorie scritte prodotte da chi propone il reclamo o dall'Amministrazione.

 

5. Il parere di cui al comma 4 è reso entro il termine perentorio di trenta giorni. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere, o senza che l'organo di cui al comma 3 abbia rappresentato esigenze istruttorie, il direttore dell'ufficio scolastico regionale può decidere indipendentemente dall'acquisizione del parere.  Si applica il disposto di cui all'articolo 16, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

 

6. Ciascun ufficio scolastico regionale individua, con apposito atto, le modalità più idonee di designazione delle componenti dei  docenti  e dei genitori  all'interno dell'organo di garanzia regionale al  fine di garantire un funzionamento costante ed efficiente dello stesso.

 

7. L'organo di garanzia di cui al comma 3 resta in carica per due anni scolastici.

 

 

Art. 5-bis (Patto educativo di corresponsabilità)

 

1. Contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori  e degli studenti di  un Patto educativo corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.

 

2. I singoli regolamenti di istituto disciplinano le procedure di sottoscrizione nonché d elaborazione e revisione condivisa, del patto di cui al comma 1

 

3. Nell'ambito delle prime due settimane di inizio delle attività didattiche,  ciascuna istituzione scolastica pone in essere le iniziative più idonee per le opportune attività di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e la condivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del piano dell'offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo di corresponsabilità

 

 

Art. 6 (Disposizioni finali)

 

1. I regolamenti delle scuole e la carta dei servizi  previsti  dalle diposizioni vigenti in materia sono adottati o modificati previa consultazione degli studenti nella scuola secondaria superiore e dei genitori nella scuola media.

 

2. Del presente regolamento e dei documenti  fondamentali di ogni  singola istituzione scolastica è fornita copia agli studenti all'atto dell'iscrizione

 

3. È abrogato il capo III del R.D. 4 maggio 1925, n. 653

Regolamento di Istituto

 

 

REGOLAMENTO D’ISTITUTO

 

ART. 1

Il Consiglio d'Istituto si riunisce almeno cinque volte l'anno.Esso può riunirsi:

1. su proposta della Giunta Esecutiva

2. su proposta del Presente

3. su formale richiesta di almeno un terzo dei membri in carica. Tale richiesta devecontenere l'indicazione degli argomenti da porre all'ordine del giorno.

Nei casi previsti dalle lettere a)-c), la convocazione deve essere ordinata dal presente entro dieci giorni dalla data di ricezione della formale richiesta.

 

ART. 2

La convocazione dei Consiglieri deve essere fatta con avviso scritto, firmato dal Presidente, almeno cinque giorni prima dalla data della riunione. Tale preavviso può essere ridotto in caso di assoluta necessità. In caso di assenza o di impedimento, la convocazione sarà firmata dal legittimo sostituto del Presidente.

 

ART. 3

L'avviso di convocazione deve contenere l'elenco specifico degli argomenti all'ordine del giorno. Non è consentito deliberare su argomenti che non rientrino nell'ordine del giorno a meno che si verifichi la necessità inderogabile di una proposta di delibera già presentata, se possibile, alla Giunta. I singoli Consiglieri per il Consiglio d'Istituto, o i membri della Giunta Esecutiva per i lavori della giunta medesima, hanno facoltà di indicare in ciascuna seduta eventuali argomenti da porre all'ordine del giorno della successiva seduta dell'Organo di competenza. I singoli Consiglieri ed i membri della Giunta Esecutiva hanno il diritto di prendere visione presso l'Ufficio, nelle ore di apertura al pubblico, degli atti riguardanti gli argomenti posti all'ordine del giorno.

 

ART. 4

Il Presidente apre la seduta all'ora stabilita, pone in discussione i vari argomenti previsti dall'ordine del giorno, concede la parola, dirige e modera la discussione apre le votazioni e ne annuncia il risultato.

Il Presidente fa rispettare le disposizioni di legge e il regolamento.

 

ART. 5

Le sedute del Consiglio d'Istituto sono presiedute dal presidente in carica oppure, in caso di sua assenza o impedimento, dal Vice Presidente. In caso di assenza o di impedimento di entrambi, presiede il membro più anziano tra i genitori.

 

ART. 6

La Giunta Esecutiva si riunisce su convocazione del Preside o del suo legittimo sostituto, oppure quando almeno la metà dei suoi Membri ne faccia formale richiesta, indicando gli argomenti da porre all'ordine del giorno. In tal caso, la convocazione deve essere ordinata dal Presidente della Giunta Esecutiva o dal suo legittimo sostituto entro dieci giorni dalla data di ricezione della formale richiesta. La Giunta Esecutiva provvede:

1. predisporre il bilancio preventivo ed il conto consuntivo, che saranno a disposizione dei Consiglieri cinque giorni prima della discussione nell'Ufficio di Segreteria;

2. a preparare i lavori del Consiglio, fermo restando il diritto di iniziativa del Consiglio stesso;

3. a curare l'esecuzione delle delibere del Consiglio, sempre che lo stesso non le revochi con una motivata deliberazione.

ART. 7

I lavori del Consiglio d'Istituto e della Giunta Esecutiva sono verbalizzati in appositi libri, con le modalità di cui ai successivi articoli 9,11,13,20,21,24,25,26.

 

ART. 8

Su invito della Giunta Esecutiva, il presidente del Consiglio d'Istituto può assistere alle sedute della Giunta Esecutiva e prendere la parola senza diritto di voto. Il Presidente d'Istituto invita il Responsabile Amministrativo, membro di diritto della Giunta esecutiva, a fungere da relatore, senza diritto di voto, quando siano posti all'ordine del giorno del Consiglio d'Istituto il bilancio preventivo, il conto consuntivo, oppure altri argomenti contabili.

 

ART. 9

E' facoltà di ogni Membro della Giunta Esecutiva e del Consiglio d'Istituto di far iscrivere a verbale della seduta alla quale legittimamente interviene, proprie testuali dichiarazioni riguardanti gli argomenti posti all'ordine del giorno di ciascuna seduta.

 

ART. 10

Per la validità dell'adunanza del Consiglio d'Istituto è richiesta la presenza della metà più uno dei membri in carica. Per la validità delle sedute della Giunta Esecutiva è necessaria la presenza della metà più uno dei membri in carica, ivi compresi il Presidente ed il Responsabile Amministrativo. Le deliberazioni della Giunta Esecutiva e del Consiglio d'Istituto sono adottate a maggioranza assoluta dei voti validamente espressi. In caso di parità prevale il voto espresso dal presidente.

 

ART. 11

L'apertura di ciascuna seduta della Giunta Esecutiva e del consiglio d'Istituto avviene con l'appello nominale che accerta la presenza del numero legale dei Membri. In mancanza del numero legale, il Presidente o il suo legittimo sostituto fa mettere al verbale l'impossibilità di procedere con i lavori e propone una nuova convocazione.

 

ART. 12

Il Membro elettivo del Consiglio che, senza giustificazione, risulti assente per tre sedute consecutive nell'anno scolastico, è dichiarato decaduto e viene surrogato ai sensi del D.P.R. n. 416/74 ART. 29.

 

ART. 13

Dopo l'appello, constatata la validità della seduta, il Presidente legge o fa leggere il verbale della seduta precedente e lo mette ai voti per l'approvazione.

 

ART. 14

Gli argomenti dell'ordine del giorno vengono discussi e posti in votazione secondo l'ordine in cui si trovano iscritti nell'avviso di convocazione. E' data facoltà alla Giunta Esecutiva o al Consiglio d'Istituto di deliberare seduta stante l'inversione di argomenti posti all'ordine del giorno e, se la necessità lo richiede, di porre in discussione nuovi argomenti.

 

ART. 15

I Consiglieri ed i Membri della Giunta che intendono parlare su un argomento posto all'ordine del giorno durante la seduta cui legittimamente partecipano, chiedono la parola al Presidente il quale la concede rispettando la precedenza delle richieste.

 

ART. 16

I Consiglieri ed i Membri della Giunta parlano dal proprio posto rivolgendosi sempre al Presidente, la discussione a dialogo è vietata.

 

ART. 17

Non è permesso interrompere un Consigliere o un membro della Giunta mentre parla, salvo che per un richiamo al regolamento fatto dal Presidente. Il discorso deve interessare unicamente la proposta di discussione. Non è permesso divagare in osservazioni su altri argomenti. Il presidente, in tal caso, può richiamareil Consigliere che contravviene a tale norma e, dopo due richiami, può togliergli la parola.

Le mozioni riguardanti eventuali inversioni di argomenti posti all'ordine del giorno possono essere proposte in qualsiasi momento seduta stante, ma dopo che sia esaurita la discussione su un singolo argomento.

 

ART. 18

Non si concede mai la parola durante la votazione e tra la prova e la contro prova.

 

ART. 19

Alla fine di ogni seduta il Presidente dichiara: la seduta è sciolta.

 

ART. 20

I verbali delle sedute del Consiglio d'Istituto e della Giunta Esecutiva devono essere compilati entro il settimo giorno lavorativo a ciascuna seduta. Il verbale sarà redatto da uno dei componenti, che assume l'incarico di segretario per quella seduta o per l'intero anno di esercizio. I verbali devono contenere, oltre eventuali dichiarazioni rese ai sensi del precedente art. 10 e del successivo art. 25, l'indicazione degli argomenti in discussione, la motivata proposta messa in votazione, i voti resi pro o contro da ciascun votante, gli eventuali astenuti. Si indicherà ciascun votante con il solo cognome, salvo i casi di eventuale omonimia.

Non si indicano i nomi dei votanti solo in caso di unanimità. Le votazioni sono sempre palesi e per alzata di mano. Le votazioni sono segrete, su scheda, solo quando riguardano persone. Le schede votate vengono distrutte dopo la compilazione del verbale e la sua approvazione.

Ogni delibera adottata deve essere contraddistinta da un numero progressivo, dall'inizio al termine di ciascun esercizio finanziario.

 

ART. 21

E' facoltà di ogni Membro del Consiglio d'Istituto e della Giunta Esecutiva far iscrivere a verbale una propria motivata e testuale dichiarazione di voto.

 

ART. 22

Chiusa la votazione, non si può avere la parola che per dichiarazione di voto.

 

ART. 23

Il risultato delle votazioni su ogni singolo argomento è proclamato dal Presidente con la formula: Il Consiglio approva oppure il Consiglio respinge.

 

ART. 24

Si fa menzione nel verbale di ciascuna seduta del Consiglio e della Giunta del rendersi presente o assente di ciascun membro che intervenga alla seduta in ritardo o se ne allontani prima che essa sia stata dichiarata chiusa.

 

ART. 25

I verbali del Consiglio, completi delle deliberazioni adottate, sono firmati dal Presidente e dal Segretario che hanno, rispettivamente, presieduto e verbalizzato la seduta. Copia del verbale del Consiglio d'Istituto viene affissa all'albo della scuola a cura del Preside nella successiva giornata in cui gli viene consegnato il verbale stesso. La copia del verbale resa affissa all'albo per otto giorni e poi, in segretaria, a disposizione degli interessati. Non sono soggetti a pubblicazione gli atti e le deliberazioni concernenti singole persone, salvo richiesta scritta dell'interessato.

 

ART. 26

I libri d'obbligo che devono essere aggiornati e tenuti presso la sede dell'Istituto sono:

1. il libro dei verbali del Consiglio

2. il libro dei verbali della Giunta Esecutiva

3. i libri contabili previsti dalle norme generali di contabilità in vigore.

I libri dei verbali devono avere le pagine progressivamente numerate.

Non è consentito lasciare pagine o righe inutilizzate. Gli spazi bianchi devono essere barrati.

 

ART. 27

Il personale docente e non docente in servizio e tutti i genitori ed i legittimi tutori degli alunni frequentanti sono considerati elettori del Consiglio d'Istituto ed hanno pertanto il diritto di assistere, senza poter prendere parola, alle sedute del Consiglio Genitori e tutori ricevono l'avviso della convocazione del Consiglio tramite copia della convocazione affissa all'albo della scuola.

Il Presidente accerta, seduta stante, il sussistere del diritto di presenza dei convenuti nei modi che riterrà opportuni.

Nel caso di notevole afflusso di pubblico, il Consiglio si riunirà nel locale più ampio della scuola disponibile in quel momento.

 

ART. 28

Il Consiglio d'Istituto, al suo insediamento, stabilisce, di massima, l'orario d'inizio delle sedute e la relativa durata.

 

 

TITOLO 2°

SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA'

SCOLASTICHE E PARASCOLASTICHE

 

ART. 29

L'orario delle lezioni è indicato nel Piano dell'Offerta Formativa deliberato ogni anno dal Consiglio d'Istituto.

 

ART. 30

Durante le lezioni è consentito l'accesso alle aule solo agli alunni iscritti ed al personale scolastico. Altre persone potranno accedere alle aule solo per motivi eccezionali e con l'autorizzazione, di volta in volta, concessa dal Preside.

 

ART. 31

I singoli professori, i Consigli di classe, il Collegio dei Docenti, il Consiglio d'Istituto, ciascuno secondo le proprie competenze, possono porre allo studio e proporre iniziative didattiche che prevedono la presenza nelle aule di persone estranee all'Amministrazione scolastica.

Le iniziative richieste ai sensi del presente articolo dai singoli insegnanti all'interno del proprio orario di lezione sono attuate previa autorizzazione del Preside.

 

ART. 32

I genitori ed i tutori degli alunni non possono accedere alle aule durante le attività didattiche (modifica CdI del 28/4/2009)

 

ART. 33

Il pubblico accede agli uffici di segreteria secondo gli orari di apertura deliberati annualmente dal Consiglio d'Istituto.

E' facoltà del Dirigente Scolastico delimitare l'orario di accesso del pubblico allasegreteria nel caso di particolari esigenze di servizio.

In via ordinaria l'accesso alla Presidenza avviene previo appuntamento.

E' consentito negli orari di apertura della segreteria, nel caso di presenza edisponibilità del Dirigente Scolastico.

 

ART. 34

In caso di calamità, di guasti agli impianti o danni ai locali scolastici o di ogni altra causa di forza maggiore, il Dirigente Scolastico può disporre la sospensione delle lezioni con provvedimento motivato.

La chiusura della Scuola per ragioni igienico-sanitarie è disposta con ordinanza del Sindaco su proposta del competente servizio dell'A.S.L.. La riapertura della Scuola è disposta dall'autorità che ha emesso l'ordine di chiusura.

 

ART. 35

La distribuzione di avvisi agli alunni, l'affissione di manifesti all'interno dell'edificio scolastico, la diffusione di qualsiasi propaganda non sindacale nell'ambito della scuola sarà autorizzata dal Preside secondo le disposizioni stabilite dal Consiglio d'Istituto.

 

ART. 36

Raccolte di denaro o sottoscrizioni aventi carattere benefico sono autorizzate dal Consiglio d'Istituto. In caso di urgenza il Dirigente Scolastico, sentito il Presidente del Consiglio d'Istituto, può autorizzare la raccolta di fondi, su proposta dei docenti, purché le iniziative rivestano carattere educativo o solidaristico, coerenti con le finalità educativedella Scuola.

 

ART. 37

Siconsiderano visite guidate gli spostamenti di una o più classi fuori dall'edificio scolastico per una durata non eccedente l'orario delle lezioni (compreso il tempo di andata e ritorno).

Siconsiderano viaggi d'istruzione gli spostamenti che durano una o più giornate, aventi una finalità principalmente didattica e culturale. Si fa riferimento per la loro organizzazione ai criteri deliberati dal Consiglio d'Istitutosu proposta del Collegio Docenti.

 

ART. 38

Ognispostamento degli alunni al di fuori della scuola, e per qualsiasi durata, deve essere preventivamente autorizzato dal genitore o dal tutore di ciascun alunno.

 

ART. 39

 

Ogniprofessore ha facoltà di utilizzare con le classi gli spazi e le attrezzature didattiche disponibili. Per l'uso delleaule speciali e dei laboratori si rimanda agli appositi regolamenti.

 

ART. 40

Leclassi potranno usare le attrezzature ginnico-sportive solo con l'assistenza di un professore di Educazione Fisica.

 

ART. 41

Inparticolari momenti dell'anno scolastico è consuetudine della scuola organizzare manifestazioni, all'interno dell'edificio e/o sul territorio, durante le quali gli alunni propongono i lavori realizzati nel corso delle attività didattiche.

 

ART. 42

I genitori e gli insegnanti sono consapevoli che un dialogo aperto e disponibile ed una autentica collaborazione tra scuola e famiglia, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno, sono alla base della crescita formativa e culturale degli alunni.

 

ART. 43      

I genitori si impegnano a garantire la frequenza degli alunni, a giustificarne le assenze ed a firmare per presa visione tutte le informazioni che la scuola invia a casa circa l'organizzazione delle proprie attività e il comportamento ed il profitto degli alunni.

I genitori si impegnano ad osservare le norme per l'ammissione in ritardo alla scuola e per l'uscita fuori orario, così come previsto al successivo Titolo 5°, art. 50 e 51.

 

ART. 44

Ogni allievo è tenuto ad essere puntuale e ordinato negli atti di corrispondenza scuola -famiglia e viceversa, sia che si tratti di avvisi scritti sul diario oppure sul libretto personale, sia che si tratti di lettere da recapitare o di verifiche e compiti in classe da far firmare ad un genitore e da restituire alla scuola nei tempi stabiliti dal Consiglio di Classe. La trascuratezza di tale doveri può essere possibile di sanzione disciplinari.

 

ART. 45

Gli alunni, dopo uno o più giorni di assenza, saranno riammessi in classe con una giustificazione scritta rilasciata da un genitore sull'apposito libretto personale.

 

ART. 46

I genitori ed i tutori degli alunni potranno essere ricevuti da ciascun insegnante in un'ora stabilita della mattinata scolastica. Almeno due volte all'anno si effettueranno dei colloqui generali pomeridiani, con modalità stabilite dal Collegio dei Docenti.

 

 

TITOLO 4°

ASSEMBLEE E COMITATO DEI GENITORI

 

ART. 47

Le assemblee dei genitori possono essere di classe, di sede scolastica o di Istituto.

Qualora le assemblee si svolgano nei locali della Scuola, la data e l'orario di svolgimento devono essere concordate di volta in volta con il Dirigente Scolastico.

L'assemblea di classe è convocata su richiesta dei genitori eletti nel Consiglio di Classe.

L'assemblea di sede scolastica è convocata su richiesta del Comitato dei genitori della rispettiva sede o di almeno il 15% dei genitori, con riferimento al numero degli alunni.

L'Assemblea d'Istituto è convocata su richiesta dei Comitati dei Genitori di tutte le sedi o di almeno il 15% dei genitori, con riferimento al numero degli alunni dell'Istituto.

 

ART: 48

Il Comitato dei Genitori di ogni sede scolastica è composto dai genitori eletti nei rispettivi Consigli di classe e dai genitori eletti nel Consiglio d'Istituto della rispettiva sede.

Il Comitato dei Genitori è convocato dal Dirigente Scolastico nei giorni immediatamente successivi all'elezione annuale dei rappresentanti nei Consigli di classe e dura in carica per un anno scolastico.

Il Comitato dei genitori di ogni sede nella prima convocazione provvede ad Eleggere un Presidente e a stabilire le modalità di funzionamento per l'intero anno scolastico.

Il Comitato dei Genitori di ogni sede ha il compito di raccogliere le istanze di interesse generale delle famiglie rispetto alle attività e la funzionamento della Scuola, di organizzare il supporto richiesto per le attività della rispettiva sede, di proporre iniziative di carattere parascolastico o extracurricolari, di promuovere incontri e iniziative formative rivolte ai genitori.

 

 

TITOLO 5°

VIGILANZA DEGLI ALUNNI

 

ART. 49

La vigilanza degli alunni da parte dei docenti comincia cinque minuti prima dell'inizio di ciascuno dei turni antimeridiano e pomeridiano delle lezioni e termina quando gli alunni di ciascuno dei turni sono usciti dalla porta di accesso all'edificio scolastico.

 

ART. 50

Gli alunni possono lasciare la scuola prima della fine delle lezioni solamente su richiesta scritta di un genitore. L'alunno, autorizzato dal Preside o da un docente a ciò delegato, uscirà dalla scuola accompagnato dal genitore che ha firmato la richiesta. E' consentito che il genitore deleghi per iscritto una persona maggiorenne di propria fiducia ad accompagnare l'alunno fuori dalla scuola, a condizione che il Preside o l'insegnante a ciò delegato possano accertare l'autenticità della delega e l'identità del delegato usando i mezzi a propria disposizione.

 

ART. 51

Nel caso che un'indisposizione improvvisa renda necessario il ritorno a casa dell'alunno durante le ore di lezione, la Scuola avvisa la famiglia, la quale provvederà a prelevare l'alunno.

Nei casi di infortunio o di sofferenza acuta di un alunno, il Preside o una persona da lui delegata può chiedere l'intervento del Pronto Soccorso più vicino, avvisando nel contempo la famiglia.

 

ART. 52

La scuola non garantisce la vigilanza di quegli alunni, che prima dell'inizio delle lezioni, stazionano nelle aree antistanti gli edifici scolastici. I collaboratori scolastici operano insieme agli insegnanti nella sorveglianza degli studenti durante i cambi dell'ora di lezione, durante la ricreazione e nel tempo restante per quanto riguarda i necessari spostamenti degli alunni al di fuori delle aule, dei laboratori e della palestra. Durante l'intervallo (in cortile nelle giornate di bel tempo e all'interno nel caso contrario) l'assistenza è affidata ai docenti secondo turni prestabiliti. I collaboratori scolastici partecipano alla vigilanza durante l'intervallo; in caso di momentanea assenza del docente della classe, questi può essere temporaneamente sostituto dal collaboratore.

 

ART. 53

L'insegnante consente l'uscita dall'aula, dalla palestra o dal laboratorio durante le ore di lezione solo eccezionalmente e ad un alunno per volta, per validi motivi, e controlla che il rientro dell'alunno sia tempestivo.

Il docente si allontana dall'aula, dal laboratorio o dalla palestra dopo la fine della propria ora di lezione, dando il cambio sulla classe e quello dell'ora successiva. Se l'insegnante deve, per causa di forza maggiore, uscire dall'aula durante la lezione, chiama a sostituirlo momentaneamente, e per il tempo strettamente necessario, il personale ausiliario in servizio nei corridoi.

Durante il cambio dell'ora, i docenti delle classi seconde e terze affideranno la classe al collaboratore scolastico per sbloccare la dinamica degli avvicendamenti i quali, per evidenti ragioni, vanno effettuati nel più breve tempo possibile. Qualora non fosse possibile avvalersi dei collaboratori, i primi a spostarsi saranno gli insegnanti delle classi seconde e terze poiché, di norma, le prime sono meno autonome. Pertanto, i docenti delle classi prime non devono abbandonare l'aula fino alla sostituzione.

In caso di ritardo oltre i cinque minuti nel cambio dei docenti, va avvisata la presidenza.

 

ART. 54

La sorveglianza degli alunni è intesa ad evitare l'insorgere di incidenti o infortuni durante la permanenza degli alunni nella scuola. Tale attività deve essere considerata irrinunciabile impegno di servizio da parte del personale che a vario titolo vi è tenuto e deve essere esercitata con intelligenza, fermezza e serenità.

 

ART. 55

In caso di termine anticipato delle lezioni, verrà data comunicazione alle famiglie sul diario. La comunicazione dovrà essere controfirmata dal genitore; in caso contrario, l'allievo sarà trattenuto a scuola.

 

ART. 56

In caso di sciopero del personale della scuola, le famiglie saranno preavvisate con apposita comunicazione. La presidenza, se sarà informata preventivamente (e volontariamente) dagli operatori scolastici della loro adesione allo sciopero, potrà disporre (comunicandolo alle famiglie) eventuali modifiche all'orario di entrata e/o uscita.

In caso contrario, sarà compito dei genitori accertarsi che la scuola possa svolgere il suo normale servizio, decidendo di conseguenza se mandare o meno i figli a scuola. Le assenze degli allievi vanno giustificate, con assunzione di responsabilità da parte della famiglia che dichiara di non aver mandato a scuola i figli.

 

TITOLO 6°

DIRITTI DEGLI ALUNNI

 

ART. 57

Lo studente ha diritto ad una formazione culturale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l'orientamento, l'identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee. La scuola persegue la continuità dell'apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli allievi.

 

ART. 58

La comunità scolastica promuove la solidarietà tra i suoi componenti e tutela il diritto dello studente alla riservatezza.

 

ART. 59

Lo studente ha diritto di essere informato sulle decisioni e sulle norme che regolano la vita della scuola.

 

ART. 60

Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. Il dirigente scolastico e i docenti attivano con gli studenti un dialogo costruttivo. L'alunno ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca ad individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.

Le verifiche scritte dovranno essere riconsegnate, corrette, agli alunni, nel più breve tempo possibile.

 

ART. 61

In caso di proposte che influiscono in misura rilevante sulla vita della classe o della scuola, i genitori saranno chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione.

 

ART. 62

Gli studenti, compatibilmente con le esigenze organizzative della scuola, hanno possibilità di scelta tra le attività curricolari integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola.

 

ART. 63      

 

La scuola si impegna ad assicurare le seguenti condizioni:

1. un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona ad un servizio
educativo-didattico qualificato;

2. offerte formative aggiuntive e integrative;

3. iniziative concrete per il recupero di situazioni di svantaggio;

4. la salubrità e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tuttiglistudenti anche con handicap;

5. la disponibilità della necessaria strumentazione tecnologica;

6. attenzione alle esigenze psicologiche degli alunni e promozione della loro crescitainteriore.

7. rispetto della vita culturale e religiosa della comunità di appartenenza (per glialunni stranieri) e realizzazione di attività interculturale.

 

 

 

 

TITOLO 7°

DOVERI DEGLI ALUNNI

 

ART. 64

Gli studenti sono tenuti a frequentare regolarmente le lezioni e ad assolvere assiduamente gli impegni di studio. Ogni alunno deve utilizzare il diario scolastico come strumento indispensabile per la registrazione degli impegni scolastici. Il diario scolastico non deve essere utilizzato per fini diversi da quelli previsti dal lavoro scolastico.

 

ART. 65

Gli studenti sono tenuti ad avere un comportamento rispettoso nei confronti del Capo d'istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni.

 

ART. 66

In segno di rispetto per l'ambiente scolastico, le alunne e gli alunni si presenteranno alle lezioni con un abbigliamento decoroso. Non saranno ammessi abiti, acconciature e/o accessori non consoni alla serietà della scuola. L'inosservanza di quanto disposto verrà segnalata alla famiglia sul libretto personale. In caso di reiterazione verranno convocati i genitori.

 

ART. 67

Le alunne e gli alunni sono tenuti a rispettare gli ambienti e gli arredi, ad utilizzare correttamente le strutture e i sussidi didattici e ad osservare le disposizioni organizzative e di sicurezza. Al termine delle lezioni le aule devono essere lasciate in ordine; eventuali materiali vanno riposti negli armadi.

 

ART. 68

Le alunne e gli alunni devono recarsi a scuola con il materiale didattico richiesto. E' vietato portare a scuola oggetti o pubblicazioni non richiesti per l'attività scolastica; in caso contrario, l'oggetto o la pubblicazione verrà sequestrato e restituito al genitore.

E' inoltre vietato portare a scuola oggetti anche solo potenzialmente pericolosi, come coltelli, forbici appuntite, fiammiferi, accendini, petardi, ecc.. La ripetuta dimenticanza del materiale didattico richiesto può essere passabile di sanzione disciplinare. Portare oggetti non richiesti, o pericolosi, è punito mediante sanzione disciplinare commisurata alla gravità del fatto.

In ogni ambiente o spazio scolastico è proibito l'uso di telefoni cellulari, macchine

fotografiche, lettori musicali, videogiochi. È ammesso il possesso di tali dispositivi purché siano tenuti spenti e conservati negli zaini.

Ogni dispositivo utilizzato o non conservato secondo le modalità stabilite dal presente articolo verrà ritirato dal personale della Scuola e consegnato in Presidenza o al responsabile di Sezione.

Per la restituzione è necessaria la presenza di un genitore.

In caso di recidiva il dispositivo, sentiti i genitori, potrà essere trattenuto anche per un periodo prolungato.

Per ogni necessità di comunicare con le famiglie da parte degli alunni è a disposizione l'ufficio di segreteria.

Ad ogni inizio di anno scolastico verrà distribuita una circolare del Dirigente nella quale verranno ribaditi il senso e l'importanza di questo divieto.

 

ART. 69

Non sono ammessi schiamazzi, espressioni volgari o scurrili, corse incontrollate entro e fuori l'edificio scolastico, giochi non autorizzati. Sarà punita ogni azione scorretta (fisica o verbale) compiuta a danno dei compagni.

 

ART. 70

Gli alunni attendono il suono della prima campana di ciascun turno di lezioni negli spazi assegnati e si avviano ordinatamente nelle proprie aule accompagnati dall'insegnante della prima ora. Al suono della campana che segna il termine delle lezioni le classi lasciano ordinatamente le aule e, accompagnate dai docenti, si dirigono verso l'uscita senza accalcarsi sulle scale o davanti alle porte.

 

ART. 71

Biciclette e ciclomotori devono essere accompagnati a mano entro il recinto scolastico e depositati negli spazi appositi. E' vietato montare in sella a biciclette o ciclomotori entro il recinto della scuola.

 

ART. 72

Gli alunni sono tenuti ad arrivare a Scuola in orario; cinque minuti prima dell'inizio delle lezioni sono accolti dai rispettivi docenti e si preparano ad entrare in classe in modo ordinato.

Qualsiasi ritardo deve essere motivato e giustificato dalla famiglia al docente presente in classe il giorno stesso o il giorno successivo.

Nel caso di reiterati ritardi il genitore viene invitato presentarsi a Scuola; è prevista la possibilità che in occasione di ulteriore ritardo l'alunno non sia ammesso in classe nella prima ora di lezione.

 

ART. 73

I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dell'allievo, anche attraverso attività di natura sociale, culturale, ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.

 

ART. 74

La responsabilità disciplinare e personale. Nessun può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto.

 

ART. 75

In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinione correttamente manifestate e non lesiva dell'altrui personalità.

 

ART. 76

Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate all'infrazione disciplinare e ispirate per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano.

All'allievo deve essere offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.

 

ART. 77

 

Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono sempre adottati da un organo collegiale (Consiglio di classe o Consiglio d'Istituto).

 

ART. 78

Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto dal Consiglio di classe solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per un periodo non superiore ai quindici giorni. Nei periodi di allontanamento dai cinque ai quindici giorni deve essere previsto un incontro di monitoraggio dell'attività concordata tra il coordinatore e la famiglia.

 

ART. 79

Le sanzioni che comportano l'allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal Consiglio d'Istituto Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria, la Scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all'inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica. L'allontanamento dalla comunità scolastica può essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumità delle persone. In tale caso la durata dell'allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si applica, per quanto possibile, un percorso di recupero educativo. Nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano possibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dell'allievo nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico.

Le sanzioni disciplinari possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l'infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dell'allievo incolpato. Nel caso in cui l'autorità giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso allievo sconsiglino il rientro nella comunità scolastica di appartenenza, all'allievo è consentito di iscriversi, anche in corso d'anno, ad altra scuola.

 

ART. 80

Contro la sanzione della sospensione, entro 2 giorni dalla comunicazione della sua irrogazione, è ammesso ricorso ad un organo apposito di garanzia all'interno della Scuola, che decide entro il termine di 5 giorni. (Modifica del CdI del 28/4/ 2009)

La sanzione irrogata viene sospesa nel caso che il genitore manifesti l'intenzione di presentare ricorso.

L'organo di garanzia è presieduto dal Dirigente Scolastico ed è composto inoltre da un docente e due genitori designati dal Consiglio d'Istituto fra i genitori eletti. Dura in carica tre anni.

L'organo di garanzia ha anche il compito di decidere sugli eventuali conflitti che sorgono all'interno della Scuola in merito all'applicazione del presente Regolamento.

Il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, o un suo delegato, decide in via definitiva sui reclami proposti da chiunque vi abbia interesse, contro le violazioni del presente regolamento, previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale.

 

 

 INFRAZIONI E SANZIONI DISCIPLINARI A CARICO DEGLI STUDENTI

 

 Tipi di infrazione

Sanzioni disciplinari

 Organo competente a infliggere la sanzione Organo scolastico cui si può ricorrere 
 

A.    Lieve    inadempimento    dei    doveri scolastici:

1.Ritardi e mancata giustificazione
assenze

2.Mancato   assolvimento   dei   doveriscolastici   (non   eseguire   i   compiti,   nonrispettare   le   consegne,   non   portare   ilmateriale  occorrente,   non  far  firmare gliavvisi, le verifiche, le valutazioni, non portarela    giustificazione    delle    assenze    o    ladocumentazione  richiesta,  usare  in  modoimproprio il diario,.)

3.Abbigliamentonon idoneoall'ambiente scolastico

 
  • Ammonizione verbale; dopo tre infrazionicomunicazionescritta alla famigliae annotazione sul registro di classe
  • Compiti supplementari
  • Sospensione della ricreazione di uno o più giorni
  • In caso di reiterati ritardi o reiterata          mancanza digiustificazionedelleassenze, riammissione   a   scuola   solo   se accompagnati dai genitori
 Docente  Non Impugnabile

 

 Tipi di infrazione

Sanzioni disciplinari

Organo competente a infliggere la sanzione Organo scolastico cui si può ricorrere 
 

B. Inadempimento   grave   dei   doveri scolastici:

1.Reiterazione    degli    inadempimentiquali al punto A

2.Disturboointerruzionevolontariadelle lezioni

3.Comportamentiscorrettineiconfronti di    docenti, personale ATA,compagni   (atteggiamenti,   offese,modiedespressioni volgari)

4.Uso scorretto delle strutture, deglistrumenti, dei sussidi e delle attrezzature

5.Spreco di materiale scolastico

6.Uso  del cellulare  (sms,  telefonate,cellulare che squilla o vibra,.)

7.Portare e usare strumenti elettronici(hi-pod, psp,.. )

8.Portare giochi e usarli per crearesituazioni di disturbo

9.Furto   di   lieve   entità   (merendine,materiale scolastico.)

 
  • Ammonizione scritta con presa visione dellafamigliae/o annotazione della mancanza  sul registro di classe
  • Ammonizione del dirigente
  • Compiti supplementari
  • Sospensione della ricreazione di uno o più giorni
  • Punti 6-7: Sequestro del cellulare/ strumenti elettronici   e restituzione         allafamiglia dell'apparecchio
Docente o Consiglio di Classe Non impugnabile

 

 Tipi di infrazione

Sanzioni disciplinari

 Organo competente a infliggere la sanzione Organo scolastico cui si può ricorrere 
 

C. Grave o reiterata infrazione disciplinare prevista dal Regolamento d'Istituto:

1.Fumare

2.Assenza ingiustificata all'insaputadei genitori

3.Falsificazione della firma dei genitorio delle valutazioni

4.Smarrimento delle verifiche

5.Uso di espressioni ingiuriose,violenza verbale    o    fisica, ribellione,pronuncia di minacce nei confronti di tutte lepersone presenti nella  scuola, risse, ricatti,atti di intolleranza nei confronti di compagnidi altra etnia,azioni di bullismoenonnismo...

6.Comportamento scorretto sulpulmino,   durante   la   mensa, o duranteuscite, visite e viaggi di istruzione

7.Danneggiamento volontario di benialtrui durante le uscite

8.Danno colposo alle strutture, aglistrumenti, ai sussidi, alle attrezzature

9.Imbrattare muri e arredi

10.Utilizzo indecoroso dei servizi igienici

11.Uso improprio del telefonino osimilari con diffusione di messaggi (scritti ovisivi) in violazione della privacy

Scelta di sanzioni tra le seguenti possibilità:

  • Sospensione temporanea dalle uscite didattiche
  • Sospensione dai viaggi di istruzione
  • Sospensione dal servizio mensa o pulmino
  • Sanzioni di tipo educativo e riparazione del danno
  • Sospensione di uno o più giorni fino ad un massimo di 15

N.B. Il coordinatore, su mandato del  Dirigente,   ricostruisce  i  fatti raccogliendo   le   informazioni,   le prove e le dichiarazioni di docenti, alunni e personale coinvolto, quindi redige  una  relazione  scritta  che verrà messa agli atti del consiglio di classe    e    inviata   in    copia    al Dirigente.

Consiglio di classe Organo collegiale di garanzia interno alla scuola, composto dal DS e da un rappresentante di ogni componente scolastica 

 

 Tipi di infrazione

Sanzioni disciplinari

 Organo competente a infliggere la sanzione Organo scolastico cui si può ricorrere 

D. Commissione di reati e/o sussistenza di pericolo per l'incolumità delle persone:

1.Danno   volontario   alle   strutture,   aglistrumenti, ai sussidi, alle attrezzature...

2.Manifestazioni gravi di aggressività fisicae/o verbale, lesioni personali

3.Uso di alcol e sostanze stupefacenti

4.Sottrazione di materiale scolastico odenaro

5.Danneggiamentodibeni degliinsegnanti o del personale

6.Usoimproprio del telefonino osimilari con diffusione di messaggi (scritti ovisivi) lesivi della dignità delle persone

  • Allontanamento dalla comunità scolastica perunperiodo superiore ai  15 gg o fino al termine dell'anno, o esclusione dallo scrutinio finale e non ammissione all'esame
  • Segnalazione alle forze dell'ordine e/o segnalazione ai servizi sociali

N.B. Il coordinatore, su mandato        del Dirigente, ricostruisce i fatti raccogliendo le informazioni, le prove e le dichiarazioni di docenti, alunni e   personale coinvolto, quindi redige una relazione scritta che verrà messa agli  atti del consiglio di classe e inviata in copia al Dirigente

 
Consiglio d'istituto  Organo collegiale di garanzia interno alla scuola, composto dal DS e da un rappresentante di ogni componente scolastica

 

N.B.  1) Il reiterarsi di determinate infrazioni comporta l’aggravarsi dell’inadempimento e sanzioni più pesanti

         2) Eventuali infrazioni commesse durante la sessione d’esame saranno sanzionate dalla commissione esaminatrice

  

TITOLO 9°

COMUNICAZIONE ALLE FAMIGLIE

 

ART. 88

Qualsiasi comunicazione alle famiglie dovrà essere controfirmata per presa visione da uno dei genitori o di chi ne fa le veci.

 

ART. 89

Per comunicare con gli insegnanti, le famiglie, oltre ad utilizzare la forma scritta (libretto personale o diario), possano utilizzare l'ora di ricevimento che ogni docente mette settimanalmente a disposizione e di cui viene data comunicazione all'inizio dell'anno scolastico. E' previsto, poi, un colloquio generale per ogni quadrimestre in ore pomeridiane.

 

ART. 90

Il Dirigente Scolastico riceve, di norma, tutti i giorni, previo appuntamento telefonico. Il Dirigente Scolastico comunica con le famiglie anche per mezzo di avvisi; per quelli di particolare importanza, i genitori saranno invitati a restituire sottoscritta l'apposita dichiarazione di presa visione.

 

ART. 91

Le convocazioni di Assemblee di classe o di Istituto, organizzate dalla scuola o richieste dai genitori, vengono comunicate dal Dirigente Scolastico con avviso scritto.

 

 

TITOLO 10°

USO DEI LOCALI E DELLE ATTREZZATURE DIDATTICHE

 

ART. 92

I beni di cui al presente titolo sono prioritariamente dedicati al perseguimento dei fini istituzionali della scuola e ne è pertanto previsto l'uso prevalente da parte degli alunni e dei professori. In via subordinata, ed in orari non coincidenti con quelli delle lezioni, è consentita la concessione del loro uso agli insegnanti, al personale della scuola e ai genitori degli alunni. Nei limiti degli orari e di mansioni previsti dal vigente contratto del personale della scuola, il Dirigente Scolastico autorizza l'uso extrascolastico dei locali e delle attrezzature della scuola dietro richiesta scritta degli interessati, sulla base dei criteri deliberati dal Consiglio d'Istituto.

 

ART. 93

L'uso extrascolastico dei locali e delle attrezzature di cui al presente Titolo 10° è subordinato al rispetto delle norme di sicurezza ed alla tutela della integrità dei locali e delle loro dotazioni. La richiesta della concessione d'uso da parte di soggetti diversida quelli previsti dall'art. 92 va inoltrata al Dirigente Scolastico, che autorizzerà in base alla normativa vigente e ai criteri deliberati dal Consiglio d'Istituto. E' compito del Dirigente Scolastico vigilare in merito a tale sicurezza e tutela.

 

ART. 94

I locali della scuola, le aule ed i laboratori non possono essere concessi per pubbliche riunioni, conferenze, spettacoli, manifestazioni, salvo che essi siano patrocinati o direttamente organizzati dal Consiglio d'Istituto o dall'Ente Locale e siano coerenti con le finalità educative e culturali dell'Istituzione Scolastica.

ART. 95

Il concessionario dell'uso non scolastico dei locali e delle attrezzature didattiche si impegna al rimpiazzo o alla rifusione dei beni materiali sottratti o resi inservibili in conseguenza di tale concessione.

 

ART. 96

La rifusione o il rimpiazzo del bene sottratto o deteriorato è addebitato al responsabile a vantaggio dell'Istituzione Scolastica, oppure dei Comuni di Manerba, San Felice, Padenghe ove trattisi di bene di proprietà di questi Enti Locali.

 

ART. 97

I concessionari dell'uso extrascolastico dei locali e delle attrezzature possono incrementare le dotazioni della scuola mediante liberi contributi da iscrivere al bilancio dell'Istituto.

 

ART. 98

I docenti che desiderano utilizzare le aule speciali devono prenotarsi con un certo anticipo, segnalando sull'apposito registro l'orario e il giorno in cui intendono occupare il locale.

 

ART. 99

Per consultare e prendere in prestito i libri della biblioteca è necessario attenersi al regolamento interno di ciascun plesso.

 

ART. 100

L'uso del telefono è consentito esclusivamente per esigenze di servizio. Negli altri casi è necessaria l'autorizzazione del Dirigente Scolastico o di un suo delegato.

 

ART. 101

L'uso extrascolastico pubblico di tutte le attrezzature sportive, coperte e scoperte, della scuola è regolato mediante una convenzione vigente tra il Consiglio d'Istituto della scuola e i Comuni.

 

  

TITOLO 11°

REGOLAMENTO DELLA MENSA

 

ART. 102

Al suono della campana al termine delle lezioni del mattino, gli alunni fruitori del servizio mensa si raduneranno ordinatamente nello spazio stabilito. I docenti di turno procederanno all'appello e verificheranno che il numero dei presenti corrisponda a quello comunicato dalla segreteria.

 

ART. 103

Gli alunni si avvieranno con ordine, preceduti dai docenti, verso i locali della mensa, dove prenderanno il posto loro assegnato.

 

ART. 104

Tutti gli alunni sono tenuti a sedere compostamente in attesa che venga loro servito il pasto. E' vietato alzarsi, schiamazzare e avere atteggiamenti che rechino disturbo o danno ai presenti.

 

ART. 105

E' vietato portare bevande o cibo che non sia stato preventivamente autorizzato per particolari esigenze dietetiche.

 

ART. 106

Al termine del pasto, gli alunni, accompagnati dagli insegnanti, si avvieranno verso lo spazio antistante l'edificio scolastico dove rimarranno fino all'inizio delle lezioni pomeridiane. Le norme di comportamento da osservare sono le stesse dell'intervallo.

 

ART. 107

E' vietato agli alunni che non fruiscono del servizio mensa accedere agli spazi scolastici fino a cinque minuti prima dell'inizio delle lezioni pomeridiane.

 

ART. 108

Gli alunni che trasgrediscono la presente normativa saranno passibili di sanzioni disciplinari commisurate alla gravità del fatto.

 

 

TITOLO 12°

DISPOSIZIONI FINALI

 

ART. 109

Il regolamento e la carta dei servizi previsti dalle disposizioni vigenti sono adottati o modificati previa consultazione della Commissione incaricata della stesura del Regolamento.

 

ART. 110

Copia del presente Regolamento sarà affissa, per lettura e consultazione nella bacheca della scuola e verrà esposta in ogni classe dopo la lettura e la spiegazione agli alunni da parte degli insegnanti.

 

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